Silvano Bertini

Andrea Ghetti

In un periodo di piena crisi di quei concetti di “autorità” e di “gerarchia” che furono la riaffermazione più evidente del Concilio di Trento, ci piace rievocare brevemente la vita ed il pensiero di padre Andrea Ghetti da Volterra, agostiniano, teologo, oratore, pedagogista perseguitato dai Domenicani e dalla Inquisizione per la sua presunta amicizia ed intelligenza con ambienti protestanti, per il suo spirito di carità e di apertura verso il prossimo qualunque esso fosse.

La Controriforma fu, spesso, negazione dei valori dell’individuo. Si pensava che il miglioramento spirituale degli uomini potesse avvenire esclusivamente mediante interventi dall’alto. Non c’era nessuna scelta da fare. C’era chi aveva già scelto. I sudditi dovevano solamente ubbidire. I vescovi incalzavano i parroci, i parroci convocavano i padri di famiglia; nel giro di una generazione dell’attività del padre sul figlio, anch’esso futuro padre di famiglia, avrebbe dovuto realizzarsi il rinnovamento della società religiosa ed umana. Conseguenza frequente: ipocrisia e conformismo.

Ma l’ottimismo del Rinascimento determinò, anche in seno alla Controriforma, una visione più serena della carità, un metodo pedagogico di attesa e non di costrizione.

Grandi pedagogisti non ne sono venuti fuori dalla Controriforma, il cui sistema educativo è costituito, essenzialmente, dal Catechismo di Pio V. Forse solo Silvio Antoniano ha temperamento del vero classico. Gli altri, quasi sempre, sono scrittori di buon senso. Operai infallibili, ricchi talvolta di motivi positivi anche in un periodo drammatico e tormentato in cui si pensava che con il sospetto, con la forza dell’autorità e dell’anatema si potessero frenare, schiacciare e modellare le coscienze degli uomini. Nelle scuole e nelle strutture controriformistiche vige il principio dell’autorità e non della libertà e sul principio autoritario si modellano i quadri della società civile e religiosa.

ANDREA GHETTI DA VOLTERRA

Uno dei pedagogisti più interessanti, tanto da essere considerato precursore di Silvio Antoniano, fu Andrea Ghetti.

Nacque a Montecatini Val di Cecina forse ai primi del 1500. Non sappiamo quando entrò nel convento degli Agostiniani di Volterra (situato nel fabbricato a fianco della chiesa di Sant’Agostino in Piazza XX Settembre). Frequentò le scuole del convento. Verso il 1530 iniziò la sua predicazione in patria e fuori. Divenne ben presto famoso ovunque. Il 6 luglio 1541 i Priori volterrani gli concedevano la cittadinanza volterrana, un onore di cui erano piuttosto avari. Ai primi del 1543 predicò nella chiesa di Santo Spirito a Firenze. Le sue prediche ebbero enorme successo tanto che, pochi mesi dopo, era nominato dottore in Teologia da Gerolamo Seripando, generale del suo ordine e poi cardinale. Dopo altre predicazioni, coronate da successo, il cardinale Salviati lo chiamò a Ferrara. Da qui ebbero inizio le tribolazioni del nostro volterrano.

I soliti zelanti incominciarono ad insinuare al duca Ercole d’Este che, quantunque il volterrano non dicesse cose erronee dal punto della fede, tuttavia avrebbe potuto creare qualche confusione, sollevare qualche protesta con le sue prediche. Non si capisce bene se questo modo di agire fosse dettato da gelosia, da invidia o dalla solita ipocrita prudenza che, quasi mai, riesce a nascondere l’ottusità mentale ed il fanatismo.

In realtà la corte estense era guardata con grande sospetto dagli ambienti vaticani perché Renata di Francia, moglie del duca, nutriva molta simpatia per le idee calviniste.

Padre Andrea Ghetti dovette rinunciare al corso di prediche ed attese nel Palazzo vescovile ferrarese il ritorno del cardinal Salviati per ottenere il permesso di predicare. Giunto il cardinale, il permesso fu accordato ma i soliti zelanti fanatici lo accusarono, allora, apertamente di eresia perché, per ragioni del suo ministero sacerdotale, ebbe alcuni colloqui con la duchessa Renata.

Alla curia romana bastava una conversazione con un sospetto per cadere in disgrazia e per essere accusato di “fare il gioco dei protestanti”. Ed invece il nostro povero Ghetti voleva fare il gioco di Dio. Questi pettegolezzi, queste voci giungevano a Roma da varie fonti, alimentati dalla gelosia e dallo spirito di corpo di altri ordini religiosi rivali degli Agostiniani, primi fra tutti i Domenicani.

Ghetti era agostiniano come Lutero; Sant’Agostino non ha mai avuto grande fortuna tra coloro che, piuttosto calmi od ottusi, lo hanno sempre visto, diciamo così, come interprete dell’anima, della componente romantica del pensiero religioso cattolico.

NUOVI SOSPETTI E NUOVE ACCUSE

Prediche di Ghetti sono registrate a Venezia nel 1548, proprio nel periodo in cui altri volterrani, Francesco Biboni (o da Bibbona) e Gabriello Ricci detto Bebo, uccidevano per conto dei Medici, in un complotto organizzato da altri volterrani, Lorenzino dei Medici e Alessandro Soderini. A Venezia il nunzio apostolico faceva seguire e spiare il nostro Andrea. Tutto quello che diceva in pubblico e in privato era regolarmente annotato.

Nel 1551 padre Ghetti predicò a San Petronio in Bologna. La duchessa Renata lo chiamò il 26 maggio dello stesso anno a stare “otto giorni con lei a Consandoli dove essa si trovava con le figlie”. Perché questa simpatia della duchessa per il nostro volterrano? Probabilmente perché, tra tanti ecclesiastici fanatici, essa aveva trovato in padre Andrea uno spirito profondamente religioso e comprensivo, non accecato da tornaconti politici e di carriera ma solo interessato a problemi pastorali e spirituali. Questo ultimo gesto del frate dette nuova esca all’accusa ed alla persecuzione dei nemici del Ghetti. Lo si accusò direttamente di nutrire simpatia per la Riforma. Se non avesse avuto amici molto potenti tra principi ed ecclesiastici il nostro avrebbe fatto una brutta fine. Dovette tornare a Volterra a studiare e meditare nel silenzio del suo convento.

Nel 1552 riprese un giro di predicazioni, ma i suoi nemici non si dettero per vinti e gli resero la vita difficile. Il granduca Cosimo I fu costretto a revocargli il permesso di predicare in Firenze pur attestandogli tutta la sua stima personale. I suoi nemici avevano minacciato disordini, se il volterrano avesse continuato nelle predicazioni. Padre Andrea allora per smascherare la “Camarilla curialesca romana” si recò nella città eterna. Il maestro dei sacri palazzi gli dichiarò apertamente che, riguardo alla fede, non c’era nessuna accusa, ma gli rimproverò l’amicizia con un gran personaggio (la duchessa Renata?) che presso la Santa Sede era tenuto, con tutti i suoi, “mal cristiano per non dire eretico”.

Nel 1554 il Ghetti predicò ad Udine con enorme successo. Ma i suoi nemici informarono Roma che la sua predicazione non “dava buon sentore”. Fu arrestato. Gli si sequestrarono delle lettere dirette al priore degli Agostiniani di Bologna in cui c’era una frase sospetta: «quelli che vogliono ricercare la sincerità della fede, sono odiati». Nonostante autorevoli testimonianze favorevoli, fu data grande importanza alla deposizione di cinque individui che sostennero che a Udine il Ghetti aveva espresso dottrine eretiche. Fu incarcerato. Nel 1558 era imprigionato a Roma ed i suoi nemici andavano spargendo la voce che “l’avevano fatto morir per luterano”. Ai primi del luglio del 1560 fu liberato “et sententiato che per due anni non potesse né leggere, né predicare et non potesse confessare. Di più privo di voce attiva et passiva et inabile a ricevere officii nella religione”. Gli fu ordinato di non recarsi né a Bologna né a Ferrara e di risiedere a Volterra. Nel 1563, scaduto il termine della sentenza, il Ghetti partecipò al Concilio di Trento al seguito del cardinale Seripando. Nella seduta del 19 agosto pronunciò addirittura un discorso. Questo dimostra quanto faziose fossero state le accuse di eresia.

Dopo il Concilio, il padre riprese a girare l’Italia predicando nel 1565 a Messina, nel maggio 1567 di nuovo a Udine dove ci furono ancora nemici che gli misero i bastoni tra le ruote. Nel 1572 predicò a Bologna dove pubblicò la sua opera di pedagogia. Ci furono altri giri di predicazione, ma ormai egli era già vecchio. Gli ultimi anni, divenuto cieco, li passò nella quiete del convento di Volterra dove morì quasi centenario il 12 giugno1599. Fu sepolto nella chiesa di Sant’Agostino.

Egli fu certamente uno dei più grandi predicatori della sua epoca. Se fosse stato un predicatore mediocre i suoi avversari non lo avrebbero così accanitamente perseguitato.

PREDICATORE DI FAMA E PEDAGOGISTA

Tra i contemporanei che parlano di lui con grande ammirazione citiamo Anton Maria Venusti, Andrea Sicurani, Benedetto Varchi che gli dedicò un sonetto in cui, tra l’altro, si dice:

Chi vuol vedere ed ascoltar in terra
di celeste eloquenza ondanti fiumi
e d’ardente virtute accesi lumi
vegga ed ascolti voi, chiaro Volterra.

Anche la poetessa bolognese Giovanna Santa così gli si rivolgeva:

Or ben potrete con sicuri passi
Volterra, al ciel salir, sua sol mercede
e tutti in oblio porre i pensier bassi.

Tra i volterrani illustri parlano di lui con stima ed amicizia Jacopo Guidi, segretario di Cosimo I, Giusto Gotti, G.B. Gherardi, Giovanni Sighieri, Angelo Incontri, Gabriele Del Bava, Paolo Maffei e tanti altri.

Ci resta ora di parlare dell’attività di pedagogista del nostro volterrano. Il Ghetti è autore di un Discorso sopra la cura e la diligenza che debbono avere i padri e le madri verso i loro figliuoli.

L’opera è dedicata al bolognese Gaspare Bocchio ed alla di lui moglie Camilla. Il trattato è scritto in una lingua toscana purissima. È diviso in nove brevi capitoli: 1. Della diligente cura intorno alle nutrici. 2. Accorgimenti nel por li nomi a’ fanciulli al battesimo. 3. Della cura dei fanciulli nella puerizia e nell’adolescenza. 4. Della elezione a farsi dei precettori de’ fanciulli. 5. Dell’esercizio dei giovanetti. 6. Della memoria. 7. Dell’ira. 8. Del parlare. 9. Della pietà e princìpi della religione cristiana intorno ai fanciulli.

Non vogliamo addentrarci qui in un’analisi del pensiero pedagogico di padre Andrea, ma quanto esso ancora sia considerato importante per la conoscenza della tendenza pedagogica controriformista lo si può desumere anche dal fatto che, nella Collana dei Classici della Pedagogia edita da Giuntini-Sansoni, il volume dedicato alla Controriforma, a cura del professor Luigi Volpicelli, nel Capitolo III riservato alla Educazione dei figlioli, riporta ben sette pagine del nostro volterrano.

Altre opere che ci sono rimaste di padre Andrea sono il Trattato dell’utile, predica fatta in Firenze nel 1543, stampato nel 1544. Ci restano anche numerose lettere che sono sparse in vari archivi privati e di stato.

© Pro Volterra, SILVANO BERTINI
Andrea Ghetti, in “Volterra”, a. febbraio 1969; in “Scritti Volterrani”, a cura di Gianna Bertini, Enrico e Fabrizio Rosticci, Pisa, Pacini, 2004, pp. 237-241.
Mario Battistini, Padre Andrea Ghetti da Volterra O.S.A., teologo oratore pedagogista, Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 1928.Il volume contiene anche due trattati Sull’educazione dei figliuoli e Della grazia e delle opere ed anche alcune lettere. Rimandiamo a questa opera, a cui siamo debitori di gran parte delle notizie.