Mommialla e le miracolose acque

Quand’ero ragazzo ho sentito pesso pronunciare la frase «Va’ a lavatti e’ piedi a Mummialla!» Questa è una espressione che, in principio, veniva rivolta verso coloro che soffrivano di abbondante sudore ai piedi e che, di conseguenza, facevano soffrire, a loro volta, quelli che stavano loro vicini per l’olezzante odor di dette estremità. Successivamente, però, tale espressione fu generalizzata e quindi rivolta verso chiunque avesse l’uzzolo di prendere in giro il prossimo, o a coloro che avevano l’abitudine di ingigantire i fatti raccontando anche fandonie.

Però viene spontaneo chiederci perché venisse menzionato tale nome proprio. Prima di tutto è da precisare che si tratta di Mommialla anziché di Mummialla, come si usa in gergo volterrano. Tale nome proprio si riferisce ad una località del Volterrano, situata fra il fiume Capriggine e il Castagno d’Elsa, lungo l’antica via salaiola Volterra – Firenze. Mommialla, infatti, si trova in Comune di Gambassi, in una zona che confina con il territorio comunale di Volterra, compresa nel tratto tra la Fattoria di Cozzano e quello della Striscia e fa parte della Parrocchia di Montignoso della nostra Diocesi.

Cosa interessante di Mommialla è la sorgente di acqua sulfurea che, in un passato assai recente è stata utilizzata per la cura dei reumatismi e delle malattie croniche della pelle. Pertanto l’espressione «Va’ a lavatti e’ piedi a Mummialla!» è senz’altro riferita ad un benefico bagno con l’acqua sulfurea per eliminare il predetto maleodorante inconveniente.

L’ORATORIO DI SAN FREDIANO

La storia di Mommialla, oltre che dall’esistenza di dette acque, delle quali parlerò dopo, forse ha avuto origine anche dall’Oratorio dedicato a San Frediano, la cui costruzione sembra sia riferibile al XII secolo. La tettoia a cavalletti, le mura a bozze scalpellate, il portale in pietra con la finestrella a feritoia sopra l’altare, resero questa chiesetta abbastanza artistica. Aveva un solo altare a filaretti di pietra alternati di bardiglione scuro senese con lastrone di pietra. A destra dell’altare vi era una porticina che immetteva nel camposanto.

Questa località è ricordata, fin dal 2 agosto 979, in un atto con il quale Pietro, Vescovo di Volterra, dette «a censo» ai diaconi Camarrino e Adelmo e al fratello di quest’ultimo, Gumberto, le rendite della Villa di Mommialla, compresa nella Pieve di San Lorenzo e di San Giovan Batta a Treschi. Eppure ricordata nel 1196 con Bondie Bonamichi da Mommialla, nominato console dai Conti di Montignoso, durante la controversia con i Volterrani per ragioni di confine. L’oratorio, il ponte diretto con la casa canonica, deve essere stato costruito in tempi antichi per la comodità di quel piccolo popolo, e quando la Pieve di Treschi, circa nel 1213, fu trasferita alla Nera, Mommialla venne invece affidata alla Pieve di Pisignano alla Striscia.

Nel 1550 la chiesina di Mommialla, con le rendite, fu definitivamente incorporata alla Pieve della Striscia, il cui parroco, nel 1576, affittò quei terreni per otto scudi l’anno. In quell’anno però pare che la chiesina, servendo anche da magazzino di travi e legnami, minacciasse di andare in rovina nel tetto e nelle mura ed era priva di paramenti, di serrature e dell’impiantito. Per questo ne fu ordinata la restaurazione da Monsignor Castelli, Vescovo di Rimini inviato in Toscana da Papa Grego­rio XIII come Visitatore Apostolico, ma non è possibile sapere se vi fu provveduto. Frattanto il parroco di Montignoso nel 1586 aveva allivellati i terreni di quella chiesetta ad An­drea d’Angelo Barlucci fino alla terza gene­razione, per il canone annuo di dieci scudi. Però la casa colonica, annessa all’Oratorio, per l’incuria del Pievano della Striscia, era franata fin dal 1631, per cui le terre eraino state ulte­riormente affittate al Conte Del Benino per dodici scudi l’anno, che le unì a quelle di un suo podere. Ma nel 1812 circa, il nuovo Pieva­no, certo don Lombardi, ricostruì la casa colo­nica e amministrò i beni per proprio conto.

Da una relazione del 1788 di un perito, cer­to Tofani, risulta che l’Oratorio di Mommialla era in cattivo stato, perché pericolavano le mura esterne, la tettoia, nonché la porta: e l’altare era ridotto ad un semplice muricciolo. La riparazione, che falsò l’originario stile, av­venne certamente più tardi, perché solo nel 1796 si ha notizie della messa in opera di una nuova pietra per l’altare con i gradini di muro, degli arredi in stato tollerabile e che vi era bisogno solo di una ripulita al piccolo quadro in tela rappresentante la SS. Annunziata.

Con l’assegnazione della Parrocchia di Mon­tignoso al Pievano Socrate Isolani, fra l’altro autore di particolari ricerche storiche sulla zona, dalle quali ho attinto anch’io molte di queste notizie, l’Oratorio di Mommialla fu trovato in uno stato veramente rovinoso, per cui nel 1914 il suddetto titolare provvide alla riparazione della tettoia e di una cantonata che minacciavano di cadere e cercò anche di restituirgli lo stile primitivo. L’Isolani, in­fatti, fece togliere l’intonaco, ristuccare le commettiture delle bozze, murare una grande finestra a destra entrando e un’altra più piccola, a forma di croce, sopra la porta d’ingresso. Anche l’altare venne sistemato, facen­do togliere i gradini e in coloritura in bianco, come pure il portale, al quale era sovrapposto un arco di bozze in pietra di Pignano, che racchiudeva un lastrone con tracce di pittura nella parte interna.

I BAGNI DI MOMMIALLA

I bagni di Mommialla si trovano più in basso rispetto alla posizione dell’Oratorio di San Frediano.

Sicuro è che in passato, ebbene poco cono­sciuti erano abbastanza frequentati e, a tal riguardo, certo Giuseppe Alderighi di Empoli tentò di costruirvi un bagno termale, ma il risultato fu disastroso, forse perché mal con­sigliato nei lavori da eseguire: infatti fece lo sbaglio di chiudere con una costruzione il pozzo dell’acqua sulfurea e il vapore emanato dal pozzo stesso causò la definitiva rovina del progetto.

Ma qual è l’origine del nome Mommialla? Si dice che provenga dall’Etrusco e che si deve ricercare nella qualità del suo terreno, quasi tutto di natura gessosa, dal quale pren­de anche il nome una pietra, che è gesso a pronta presa. Nella zona, infatti, questo mi­nerale si trova in masse particolarmente in­genti e si dice che sia di qualità alabastrina: cotto, polverizzato e impastato con acqua, riassorbe l’acqua perduta e indurisce forte­mente in un tempo assai breve e quindi può essere usato come agglomerante a presa ra­pida.

Da incompetente quale io sono, ho letto che i depositi di gesso si trovano con facilità nelle zone dove esistono tipiche emanazioni vul­caniche di anidride solforosa, perché tali emanazioni, entrando in contatto con il carbonato di calcio e con le acque che provengono da terreni fortemente mineralizzati, come quello di Mommialla e della zona circostante (Treschi, le Cetine, ecc.), è possibile che creino una combinazione chimica simile a quella che ha dato origine all’acqua sulfurea di Mom­mialla.

A prova di quanto sopra, da una pubblicazione gentilmente prestatami dal Comune di Gambassi tramite l’interessamento dell’amico Dr. Renzo Tognetti, rilevo nei cenni geognostici del terreno, ove viene fuori l’acqua di Mommialla, che la zona, compreso il monte del Cornocchio, è composta di serpentino nero nella sua parte più elevata, mentre, in quella che guarda Volterra vi sono delle cave di gesso. Scendendo nella rammentata valletta del Capriggine, sulla destra del torrente vi è la vaschetta, me si raduna l’acqua di Mommialla in terreno formato di travertino moderno colorato di giallastro. Nelle vicinanze di quest’acqua, nella non lontana collina, vi sono degli strati di calce solfata saccaroide, o gesso bianco.

Per quato riguarda la situazione fisica della zona dove si trova detta acqua, si legge che i suoi contorni sono orridi e privi di coltivazioni, mentre dalla descrizione fisica della sorgente rilevo che l’acqua vien fuori dalle fessure di travertino, che formano il fondo del cratere di detta acqua medicinale, ed è accompagnata da correnti di gas composto, per ogni 50 volumi, di gas acido carbonico pari a 14 volumi e idrosolforico pari a 36 volumi. L’acqua non ha odore, il sapore è terroso, il colore opalino, la sua temperatura è di 11 gradi. La sorgente è piuttosto abbondante e avvicinandosi ad essa si sente dell’odore solfureo.

Per quanto riguarda la storia della sorgente di Mommialla vi leggo che i1 celebre Giovanni Targioni Tozzetti ne parla nei suoi viaggi per la Toscana, ma certamente, a mio avviso, non è azzardato supporre che di detta sorgente se ne siano avvalsi anche gli Etruschi.

Con il saggio chimico si può concludere che in delle acque, pur mancando gli acidi gassosi liberi, vi si trovano in combinazione basi salificabili composte da calce, magnesia, soda e leggere quantità di ferro e contengono l’acido carbonico, l’acido solforico e l’idroclorico. Pertanto l’acqua di Mommialla è spendosulfurea perché, accostandosi alla sorgente, si sente grande odore di gas solforico, mentre tale gas, coi reagenti che servono a scoprirlo, non si riscontra dentro l’acqua stessa.

A tal riguardo Don Isolani da Montignoso, nell’agosto 1919, scriveva: «Le puzzaie di Mommialla sono dei pelaghetti d’acqua di co­lor latticinoso dall’odore di zolfo che scaturi­sce con impeto quasi bollisse. Anticamente si usava nelle malattie cutanee delle bestie ma da vari anni vi accorrono molte persone che in quei bagni trovano refrigerio e salute. Vi accorrerebbero ancora di più, se invece dell’unica casa, vi fosse un comodo stabilimento coi relativi bagnetti. E’ proprietà degli Eredi di Raffaello Corsi e dall’analisi dell’Ufficio d’Igiene del Comune di Firenze (in data 7.6. 1915), risulta che scaldata leggermente, ab­bandona una copiosa quantità di acido car­bonico con simultanee precipitazioni di car­bonato di calcio. Dopo essiccamento palesa una reazione alcalina manifestissima e contiene copiosa quantità di solfati e piccola di cloruri».

© Pro Volterra, ELIO PERTICI
Mommialla e le miracolose acque, in “Volterra”

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