Professor Ezio Ceccarelli

Chi intraprende l’erta salita del poggio di Montecatini Val di Cecina, […] qui (a Ligia) si può dissetare e preparare il corpo stanco all’ultima fatica verso la torre medioevale, fatica che sarà ricompensata ad usura dalla severa schiettezza della piazza alberata, ove l’arte insigne di Ezio Ceccarelli, infusa nella figura bronzea del fante italico, bene s’intona a tutto quell’insieme rustico e pur supremamente gentile […]». (Memorie del passato, a sigla «Il Tarlo» [alias Luigi Pescetti], da “Il Corazziere” dell’8 gennaio 1928).

Oltre quaranta anni fa, in un periodo in cui modernità era a tutti i costi sinonimo di bellezza, Piazza della Repubblica ha subito una trasformazione a dir poco inopportuna: sia l’antico lastricato in bozze di pietra locale, sia il caratteristico arredo urbano, dove ben risaltavano le originali panchine triangolari in selagite, sono solo un lontano ricordo. La suggestiva descrizione del professor Luigi Pescetti oggi non rispecchierebbe più la realtà: solo «la figura bronzea del fante italico», pur orfana di «quell’insieme rustico e pur supremamente gentile», fa ancora e comunque bella mostra di sé.

Molti montecatinesi senz’altro conosceranno almeno il nome dell’autore del monumento ai caduti della prima guerra mondiale del loro paese; credo, però, che non tutti abbiano piena consapevolezza dello spessore dell’artista.

La scultura bronzea realizzata nella Fonderia Tortolini di Firenze nel 1924, è opera di un illustre concittadino, il professor Ezio Ceccarelli.

Nato a Montecatini Val di Cecina il 27 luglio 1865 da Anacleto e Sestilia Andreoni, morì a Volterra, dove insegnava nella locale Scuola d’Arte, il 27 dicembre 1927.

Trasferitosi a Firenze con la famiglia, fin da giovanissimo praticò lo studio dello scultore Ulisse Cambi, i cui insegnamenti furono per lui fondamentali negli anni formativi. Sempre a Firenze, dal 1881, frequentò l’Accademia di Belle Arti, debuttando con i suoi primi lavori che riscossero subito i favori del pubblico e dell’ambiente accademico.

Ben presto la sua fama di scultore travalicò i confini cittadini, grazie anche alla partecipazione con successo a mostre e concorsi in molte città italiane. Espose le sue opere in numerose capitali europee, da San Pietroburgo a Monaco, Bruxelles, Liegi, Londra, Dublino, Barcellona, Parigi. Fu inoltre presente, con i suoi lavori, a ben quattro edizioni della Biennale di Venezia. Nelle sue frequentazioni parigine ebbe poi modo di frequentare l’ormai famoso scultore francese Auguste Rodin e di apprezzarne la concezione artistica di cui fu tenace sostenitore.

Molte le sue sculture degne di nota: il monumento di Garibaldi nell’omonima piazza di Massa; quello di Cavour nella cittadina padovana Este; il monumento del patriota sudamericano Josè Gervasio Artigas nella città uruguayana Paysandù; quello di Cristoforo Colombo a La Plata in Argentina; un busto di Giosuè Carducci a San Miniato al Tedesco; l’«Angelo della morte» conservato nella Galleria di Palazzo Pitti; un famoso «Ecce Homo» che riscosse tale successo da indurre l’autore ad affidarne la riproduzione in serie alla Manifattura Ghiozzi di Firenze. Suoi anche i monumenti ai caduti della cittadina varesina Porto Ceresio, di Putignano nella Puglia e del più vicino paese di Riparbella. Importanti sue creazioni sono inoltre presenti in musei e collezioni private; particolarmente ricca di suoi lavori è poi la collezione degli eredi del mercante Luigi Martini, fervente ammiratore dell’arte di Ezio Ceccarelli, di cui fu per anni il più fedele committente, e che, dopo la morte, rilevò tutta la produzione rimasta nella sua rinomata bottega fiorentina.

Numerosi furono gli allievi che fecero esperienza nel suo studio privato di Firenze, alcuni dei quali risultarono poi artisti di fama come Giulio Caluri, Enzo Nenci, Gino Ruggeri ed il cugino Pietro Ceccarelli, anch’egli originario di Montecatini Val di Cecina. Pur saltuariamente si dedicò all’insegnamento in varie Accademie e nei suoi ultimi anni fu apprezzato docente alla Scuola Artistico Industriale di Volterra.

Nel dicembre 2004, si è tenuta, presso il Palazzo Ducale di Massa, la mostra «Due Scultori e un Monumento» dedicata al restauro, ad opera degli allievi del locale Istituto d’Arte “Felice Palma”, del monumento a Garibaldi modellato da Ezio Ceccarelli ed eseguito nel 1906 da Fernando Tombesi nel famoso laboratorio Cuturi di Massa. Il catalogo della mostra, edito da Bandecchi e Vivaldi di Pontedera, è curato da Giuseppe Silvestri: Antonio Torresi, critico d’arte e docente di restauro all’Accademia di Belle Arti di Ravenna, è l’autore della scheda sulle opere monumentali del Ceccarelli; Lucio Scardino, che già nel 1990 si era interessato dell’allestimento di una mostra del nostro artista nel chiostro della Basilica fiorentina di Santa Croce e che della rassegna è stato il motore organizzativo, nel catalogo si occupa invece degli allievi del Ceccarelli.

Lo stesso Lucio Scardino, nel 1990, insieme a Simonella Condemi aveva curato un’altra interessante pubblicazione, «Ezio Ceccarelli scultore (1865-1927)», per le Edizioni Città di Vita di Firenze.

LA MORTE DELLO SCULTORE CECCARELLI

Dopo lunga crudele malattia, la mattina del 27 dicembre cessava di vivere nella ancor giovane età di 62 anni, lo scultore Prof. Ezio Ceccarelli, Presidente della R. Accademia di Belle Arti di Firenze, Professore onorario dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, da circa tre anni Insegnante plastica nella nostra Scuola Artistico Industriale.

Fin da giovane Ezio Ceccarelli, nativo della vicina Montecatini Val di Cecina, si fece notare e ben presto si rese celebre nell’arte della scultura vincendo importanti concorsi. Numerosi sono i lavori da Lui eseguiti in Italia ed all’Estero […].

La sua immatura scomparsa è stata appresa con vivo rimpianto a Firenze, dove per molti anni ha tenuto il suo studio rinomatissimo, e comunque il suo nome, la sua fama era conosciuta.

Volterra, che tanto apprezzava i meriti dell’insigne artista, ha appreso con dolore profondo la sua morte, ed alla compianta salma di Ezio Ceccarelli ha reso onoranze solenni. Nonostante l’incostanza della stagione, uno stuolo numerosissimo di cittadini, di insegnanti di tutti gli Istituti pubblici locali con le scolaresche, il Sindacato intellettuali, una rappresentanza degli Amici dell’Arte, hanno partecipato al trasporto funebre dalla Chiesa di S. Francesco all’oratorio della Misericordia, da dove la salma è stata trasportata a Firenze per essere ivi tumulata.

Numerosissime le condoglianze pervenute alla famiglia: il Ministro della P.I. così tele-grafava al Direttore della locale Scuola Artistico Industriale:

«Pregasi Vossignoria esprimere famiglia
compianto prof. Ezio Ceccarelli vivissime
condoglianze questo Ministero.
pel Ministro Istruzione
Colasanti».

Inviarono alla famiglia telegrammi e lettere di condoglianza: il Presidente del Collegio dei professori dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, il Direttore della Scuola d’Arte di Firenze prof. Salvini, il prof. Lazzerini di Firenze, i Podestà di Montecatini, di Putignano, [di] Colavecchio, il prof. Fagioli di Firenze, il Comm. Solaini, Direttore del Museo, il Presidente dell’Amici dell’Arte di Volterra, il prof. Rossi, il prof. Andreini di Firenze, gli scultori Miniati e Cipriani, l’Architetto Albano e tanti altri.

Alla famiglia presentiamo anche le nostre vive condoglianze.

Purtroppo al grande successo ottenuto in vita, non ha poi fatto seguito quella commisurata collocazione che lo scultore Ezio Ceccarelli senz’altro avrebbe meritato nell’ambito dell’arte italiana di fine Ottocento inizio Novecento.

Penso che almeno Montecatini, suo paese natio, con l’apposizione di una targa o la dedica di una via, dovrebbe degnamente ricordare questo illustre figlio oggi pressoché sconosciuto alle più giovani generazioni.

© Fabrizio Rosticci, FABRIZIO ROSTICCI
Ricordo del Professor Ezio Ceccarelli, in “La Spalletta” del 25 giugno 2005.