Franco Porretti

La Porta del Morto

Stretta e alta sulla strada, la piccola porta dava sicuro accesso all’abitazione, mentre l’ingresso più grande che le si apriva accanto immetteva direttamente nella stalla o nella bottega. Questo era l’uso della porticina che si vede su alcuni edifici della città. Vi si accedeva salendo su scalini di legno che la sera per maggior sicurezza venivano tolti e riposti in casa dietro all’uscio.

Sopraelevata rispetto al piano stradale e molto angusta, la porticciuola si prestava bene ad essere agevolmente difesa anche da un solo uomo nel caso non infrequente di aggressione.

Secondo un’antica credenza, particolarmente diffusa nell’Umbria, la morte usciva di casa con il cadavere e poteva rientrarvi solo attraverso la porta dalla quale era sortita. Per i defunti allora veniva costruita questa piccola porta che veniva aperta soltanto per far uscire la salma e subito dopo ermeticamente richiusa per proteggere i vivi che ancora abitavano la casa.

Fra quelle oggi rimaste, ricordiamo quella che si apre sulla destra alla fine del vicolo del Mandorlo, e quella senz’altro più autentica che immette nella casa posta fra le torri Buonaguidi e Buomparenti in via Ricciarelli, accanto al chiasso del malvicino.

Ma la porticina più suggestiva si apre in un impensabile edificio sacro: proprio sulla facciata della Cattedrale, in corrispondenza della navata sinistra. Alcuni secoli fa si chiamava forse Porta di Sant’Ugo, per la sua vicinanza all’urna contenente il corpo del santo, o anche Porta Speciosa. Per altri era invece l’ingresso al nartece, cioè al vestibolo in cui, nei primi secoli del cristianesimo, rimanevano i catecumeni e i penitenti.

Non pochi poi sono stati quelli che hanno riconosciuto nella sua inconfondibile forma, la prima e più suggestiva porta del morto.109

© Pacini Editore S.P.A., FRANCO PORRETTI
La porta del Morto, in Volterra Magica e Misteriosa, p.113
109 G. LEONCINI, lllustrazione sulla cattedrale, pagg. 35-36, nota 1.