Franco Porretti

Il mistero delle tre teste

Qualcuno, nel Quattrocento, cominciò a chiamarla Porta di Ercole, ma il suo nome più antico e ufficiale è sempre stato quello attuale di Porta all’Arco.

L’ intitolazione all’eroe nazionale degli Elleni non sappiamo se le proviene da un tempio che sorgeva nelle vicinanze o se addirittura testimonia un episodio della vita del semidio che sarebbe transitato di lì quando fu di ritorno dalla Libia.11 D’altra parte Ercole deve essersi trattenuto un bel po’ di tempo a Volterra perché fu proprio lui che, dopo Giano, insegnò ai volterrani i segreti della religione e la concimazione delle campagne.12 In segno di eterna gratitudine gli fu eretta la porta maestosa ornata delle tre teste di leone, incastonate nell’arco a sua maggiore gloria.

Prima però di avere il nome di Ercole, la porta si chiamava Felice perché da essa entravano le merci provenienti dal mare che rendevano felici i volterrani asserragliati dentro le mura.

Se sul nome non ci sono dubbi, tesi diverse si scontrano da sempre sul mistero e sul significato delle tre teste, consumate “dal vento australe e dalla vetustà del tempo”. Rappresentano i Cabiri.13 o la triade capitolina con Giove, Giunone e Minerva, oppure Giove con i due Dioscuri Castore e Polluce od anche i Lares Viales collocati sopra l’arco per ricevere l’adorazione dei passanti? O non sono forse le teste di tre potenti lucumoni che ressero le sorti della città? O forse son le teste recise di altrettanti nemici, che scrutano perennemente in più direzioni per scorgere in lontananza e scoraggiare altri minacciosi aggressori?

A chiunque siano appartenute, le tre teste scolpite nel tufo nero proteggono la porta da sempre: come quando essa “serrò tra valva e valva Bocchino Belforte scavalcato dal figlio d’Inghiramo Inghirami e infunato come belva”.14 Come quando la furia devastatrice dei nazisti si annullò nell’eroismo dei volterrani che rischiarono la vita per salvare “lo splendore e il decoro dell’antica Toscana maestà”.

© Pacini Editore S.P.A., FRANCO PORRETTI
Il mistero delle tre teste, in Volterra Magica e Misteriosa, p. 16, 17
11 L. FALCONCINI, Op. cit., narra di aver visto le rovine del tempio di Ercole fuori della città, verso Rioddi. Altri autori parlano di un secondo tempio nella zona di Sant’Alessandro, nelle vicinanze della Porta.
12 L. FALCONClNI, ivi, pagg. 65-67.
13 G. DENNIS, Città e Necropoli d’Etruria. Volterra, pag. 144, Nuova Immagine Editrice, 1986. I Cabiri erano divinità greche che favorivano la fecondità della terra. Nel tempo confusi con Demetra e Hermes, con i fabbri divini aiutanti di Hephesto e con gli stessi Dioscuri.
14 G. D’ANNUNZIO, Forse che sì forse che no, pag 763, in “Prose di romanzi”, I Meridiani, volume secondo, Arnoldo Mondadori Editore, 1989.