Nel suo “Viaggio da Ligia a Caporciano” in compagnia dell’amico volterrano, Cavalier Giuseppe Maria Riccobaldi Del Bava, il Targioni Tozzetti così descrive il terreno su cui è costruito il castello di Montecatini:

«[…] Salendo […] verso Monte Catini incontrai molti filoni di certa Pietra Arenaria, similissima alla Pietra Serena della Golfolina, senonché è tutta quanta seminata di certi Corpi parallelepipedi, grandi quanto un Pisello, i quali si sfaldano tutti in sottilissime lamine di rozzo Talco lucente, ma opaco, di color di bronzo, o verdognolo. […] Ella si addopra nel paese, ed in Volterra per le fabbriche, appunto come la Pietra Serena della Golfolina; sebbene ha i medesimi difetti, particolarmente di sfarinarsi, posta che sia per lungo tempo allo scoperto, e molto più a cagione de’ cogoli di Talco, che sono meno duri del rimanente della pietra, e si sfaldano con troppa facilità. […] Nell’antica Porta all’Arco di Volterra, vedonsi tre teste colossali fatte di questa Pietra, la quale è talmente corrosa dall’aria di Mare, che più non se ne ravvisa la forma. […] Ma comunque siasi, la suddetta Pietra di Monte Catini ha resistito allo scoperto molto meno che la Panchina, di cui è fabbricato l’Arco saldissimo, dove sono incastrate le suddette teste».

La roccia di questo «scoglio trachitico con fianchi dirupati», un tempo chiamata anche Montecatinite, fu riconosciuta come Minetta, Andesite micacea, Trachite femica, ma soprattutto come Selagite, o meglio ancora come «Pietra di Montecatini».

Il nome Selagite le fu attribuito dal geologo Paolo Savi (Pisa, 1839) con riferimento proprio alla brillantezza dei numerosi piccoli cristalli di biotite (mica) presenti nella struttura del corpo roccioso.

Roccia compatta, di colore variabile dal marrone scuro al nero, con struttura colonnare intensamente fratturata, è stata impiegata fin dall’antichità, forse anche per la sua facilità di lavorazione, sia come roccia da muratura e da pavimentazione, sia come pietra da cantoni, cioè per stipiti, lastrici, scalinate.

A Montecatini ed anche in località limitrofe, numerosi elementi architettonici e decorativi presenti in costruzioni e monumenti stanno a dimostrare quanto ampio uso sia stato fatto di questa nostra trachite.

Già nell’antichità etrusco-romana fu utilizzata a Volterra, oltre che per le tre teste che ornano la Porta all’Arco, anche per le scalinate del Teatro Romano; fu poi impiegata, sia come pietra da costruzione per la realizzazione della medioevale Torre Belforti (alternata a filamenti di calcare alberese) e di molti altri fabbricati, sia come pietra ornamentale per l’arredo urbano di Montecatini; venne inoltre usata anche per costruzione del campanile quadrato con guglia ottagonale, alto 42 metri, innalzato nel 1885 dall’architetto Bellincioni a Peccioli.

Nell’affioramento trachitico di Montecatini, fino ad alcuni decenni fa, erano ancora aperte due cave, una in località Malomo, l’altra in località San Marco. Entrambe appartenevano alla famiglia Cappelli, provetti maestri scalpellini, uno dei quali, Ireneo, quando nella seconda metà del 1800 dalle suddette cave veniva estratta una quantità media di 1400 metri cubi annui di materiale lapideo, fu impegnato proprio nella costruzione del citato campanile di Peccioli.

La cava di San Marco, tra l’altro censita come cava storica, dove sono ancora visibili alcuni blocchi lapidei più o meno squadrati, è stata recentemente riattivata per il reperimento di roccia utile per la pavimentazione del chiostro della curia vescovile attiguo al duomo di Volterra.

Negli ultimi anni, però, la Selagite è stata riscoperta per un utilizzo diverso da quello tradizionale. Un utilizzo che fa ancor più risaltare ciò che, insieme alla particolarità dei colori, è la sua caratteristica ornamentale principale: la lucentezza, derivata proprio dalla non rara presenza nel corpo roccioso «[…] delle vene e dei noduli di quarzo ed anche di una materia verdastra simile all’aspetto alla serpentina, contenente della pirite di ferro ed anche raramente della calcopirite»

Questo grazie all’idea di giovani scultori del laboratorio “Itineraria” che hanno scelto di utilizzare la nostra pietra per alcune delle loro realizzazioni.

E’ al Simposio di Scultura tenutosi a Montecatini nel 2001, che si deve la rivalutazione della Selagite e la sua definitiva valorizzazione come materia per creazioni artistiche. Da allora è possibile ammirare a Montecatini, ma anche nei paesi vicini, opere scultoree in pietra locale che, tra l’altro, ben si integrano con il paesaggio e con il contesto culturale del territorio in cui sono collocate.

“La porta della miniera”, “Spinta in miniera”, “Riposo del minatore”, “Utensile”, “Legami”, sono solo alcuni dei lavori degli artisti del laboratorio volterrano. E fra questi ragazzi, mi è gradito ricordare Alessandro Marzetti, scultore giovane ma già ben conosciuto ed apprezzato per la sua abilità, che gode oltretutto, e non sembri cosa da poco, anche della stima del più importante e severo critico volterrano.

Osservandolo mentre lavora ed ammirando poi le sue opere finite, si ha l’impressione d’intravedere in lui una particolare affinità con la Selagite, uno straordinario legame istintivo con la pietra caratteristica di Montecatini.

Tra i suoi lavori in pietra locale, penso meriti una particolare citazione la scultura elaborata nel Simposio svoltosi a Montecatini nell’estate 2004: una stele in ricordo delle vittime della strage della Niccioleta, per il sessantesimo anniversario della Liberazione.

Una creatura in Selagite, che rappresenta un gruppo di figure umane annientate, imprigionate da una mano simbolica, protese però alla ricerca della libertà e della vita, a cui Alessandro affida il ricordo delle vittime di uno dei più efferati massacri compiuti in quella che giustamente è stata definita «guerra ai civili».

L’Amministrazione comunale di Castelnuovo Val di Cecina ha voluto onorare la memoria del dramma umano vissuto sessanta anni fa, erigendo la stele realizzata da Alessandro Marzetti nel giardino della piazza principale del paese.

Penso a quanto i genitori e soprattutto i nonni di Montecatini, Silvana e Nello, debbano sentirsi particolarmente orgogliosi, non solo di questa sua creazione commemorativa ma di tutta l’attività scultorea di Alessandro, che ha saputo, tra le altre cose, così ben coniugare il suo indubbio estro artistico con la Selagite, la pietra su cui posa il paese delle origini materne.

© Fabrizio Rosticci, FABRIZIO ROSTICCI
La Selagite e Alessandro Marzetti, in “La Spalletta”, a. 10 dicembre 2005
G. Targioni Tozzetti “Relazioni d’alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana per osservare le produzioni naturali e gli antichi monumenti di essa”, Tomo III, Firenze, 1769.
B. Lotti, Roma, 1884
A. Schneider, Firenze, 1890

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