Treschi

Parlare di cose del passato, quando esistono pochi ed incerti ruderi ed ancor meno notizie storiche su di essi, è assai impegnativo. Così, a mio avviso, è del Castello di Treschi che è stato un fortilizio nella zona del Volterrano, nei pressi dei Cornocchi, in mezzo al bosco, in una zona che per Volterra fu assai “calda” per i continui contrasti con San Gimignano.

Ma che cos’era il castello-fortilizio? Esso, prima di tutto, fu la casa del feudatario ma anche il simbolo del feudalesimo stesso. Di solito sorgeva sulla cima di un colle e dominava dall’alto le valli ed i passi e, all’inizio si presentò soltanto come un rozzo posto di guardia militare in cui la comodità era sacrificata alla sicurezza. Tale fortificazione era fornita di muraglie spessissime, di pozzi profondi e di cisterne, di una cinta più o meno complicata di torri e poi di bastioni con nel mezzo un bastione più solido ed alto che consentiva così una lunga resistenza militare e permetteva ai difensori ritirate su posizioni sempre più forti.

Intorno al castello generalmente si estendeva il Borgo, talvolta composto da costruzioni abbastanza solide, oppure in senso opposto, da squallide capanne dove abitavano i sudditi del feudatario, dal quale dipendevano totalmente. Tale signore-padrone era da considerarsi un “lupo famelico” perchè prendeva la maggior parte dei frutti delle fatiche dei suoi sudditi, avvalendosi di essi per ogni sorta di lavoro, comprese le necessità militari per la difesa del feudo, ma, al tempo stesso, il feudatario era da considerarsi anche un “leone generoso” in quanto i sudditi dovevano a lui riconoscenza per la loro relativa pace e per il loro relativo benessere.

IL CASTELLO DI TRESCHI

La zona del Volterrano era gremita da tanti castelli. Dagli statuti del 1401, infatti, si apprende che questi fortilizi erano trentatre, molto abitati, ciascuno dei quali aveva intorno un proprio territorio, dal quale gli abitanti, sia del castello sia del borgo, ricavavano il necessario per la propria esistenza.

Tanti e floridi castelli quelli del Volterrano, dei quali oggi pochissimi si trovano in piedi in quanto sui loro resti son sorte altre costruzioni oppure, una volta diroccati, il loro materiale utilizzato altrove. Molti, infatti, in vari tempi sono stati distrutti o volutamente o dall’incuria e della maggior parte di essi è difficile ritrovare il luogo dove erano situati.

Il Castello di Treschi, come già detto, fu un fortilizio che ebbe particolare importanza nella storia di Volterra; non poche volte fu testimone di acerrime lotte feudali e poi municipali. Comprova tale asserzione il famoso luogo, in prossimità dei Cornocchi, che non a caso fu detto “Campo della Battaglia” in quanto gli scontri più crudeli e forse decisivi degli schieramenti opposti, avvenivano proprio su questo terreno; in questa zona, venutasi a trovare in prossimità di feudi importanti come Montignoso e San Gimignano, si consumarono accaniti scontri fra le truppe volterrane e gli accoliti di vari Feudatari dei dintorni.

Il Castello di Treschi, da quanto ci ha tramandato Socrate da Montignoso, doveva sorgere su quella prominenza gessosa internata nel bosco dove ora si trova la cava di gesso e dai pochi ruderi che vide Don Isolani, fu in grado di stabilire che detto castello aveva la forma quadrata con il lato di circa cinquanta metri. Di tale Castello abbiamo poche notizie ed il primo atto scritto a noi pervenuto è del 17 Gennaio 1181. Il Castello certamente esisteva molto prima, poiché un privilegio del 1015 dell’Imperatore Arrigo I, che confermò ai Canonici di Volterra la chiesa battesimale dei Santi Lorenzo e Giovanni Battista in Treschi, ne stabilisce definitivamente la sua esistenza, inquanto tale chiesa era la Pieve deo Borgo, della quale, unitamente a quella di San Giovanni a Montignoso abbiamo notizie anche negli anni antecedenti al Mille.

Trovandolo però, nel 1196, compreso nell’estremo limite orientale dei confini della comunità di Montignoso, il Castello doveva far parte del sistema di quelle fortificazioni difensive. Ciò, infatti, viene confermato dal fatto che nelle vertenze di quell’anno, per causa di confini tra Volterra e Montignoso, certo Aldebrando di Pace da Treschi venne nominato fra i Sindaci di quella Comunità.

Finchè fu poi sottomesso al Comune di San Gimignano, anche il Castello di Treschi ne seguì la sorte e pare certo che avesse subito gravissimi danni nelle continue e sanguinose lotte fra questo comune e Volterra.

Doveva essere esistente dopo il 1400 perché nel 1431 troviamo ricordato un certo Neruccio da Treschi e perché nel 1429 vi rimasero alloggiati l’Albizi e lo Strozzi, capitani delle soldatesche fiorentine inviate a sedare la ribellione di Volterra.

Ma cadute Volterra e San Gimignano sotto il dominio di Firenze e non essendovi più bisogno di simili luoghi fortificati, anche questo Castello venne definitivamente abbandonato e ben presto cadde in rovina. Comunque, nel 1472, come precisa il Targioni Tozzetti, vi erano ancora in piedi una torre con molti resti all’intorno; ora più nulla rimane e molto materiale risultante da quelle rovine è servito per la costruzione delle sottostanti case coloniche, case in completo abbandono e destinate ad essere demolite dal tempo e dall’avanzare della vicina cava.

ORATORIO DI S. LORENZO

Riguardo alla chiesina di Treschi, prima Pieve dei Santi Lorenzo e Giovan Battista e poi solo Oratorio di San Lorenzo (verso il 1213 fu aggregata alla Parrocchia della Nera) Socrate da Montignoso precisa che si trova alle radici occidentali della prominenza in cui era situato il Castello. Dell’Oratorio abbiamo notizie fino dagli antichissimi tempi perché fu la prima chiesa battesimale di tutta la zona.

Il primo ricordo che ne abbiamo è del 977 per la vendita di una casa al Castagno nella giurisdizione di questa Pieve. Dopo l’aggregazione alla Nera perse la sua importanza e l’Oratorio fu alquanto trascurato e, pertanto, rovinò mentre vi era rettore certo prete Michele. Una iscrizione che si conserva anche oggi, murata sopra I’ìngresso, ci testimonia che fu ricostruito nel 1308 da certo Chelino del fu Cauro. L’iscrizione, in caratteri gotici con molte abbreviature, è del seguente tenore: “In nomine Domini Amen. Anno Domini 1308. Ecclèsia haec Beati Laurent diricata ruit tempori Presbiteri Michaelis Rettoris eiusdem; Chelinus olim Cauri fecit fieri hoc opus”.

Ma in detta ricostruzione non fu compresa la casa parrocchiale perché nel 1576 il Rettore Pietro Catini, che aveva ottenuto quel “Benefizio” per concorso, non vi abitava per mancanza di alloggio e vi andava a dir Messa ogni quindici giorni, nei giorni di Pasqua e nella festa di San Lorenzo.

I beni della Chiesa, compresi nella località detta “Poggione”, erano affittati per dieci scudi l’anno e nel 1679 furono ceduti in affitto al Senatore Ottavio Rinucci del Castagno, che pagava il canone di dodici scudi. In seguito questi beni li ebbe a livello il Conte Del Benino della Striscia con l’annuo canone di dieci staia di grano che nel 1875 furono convertite in lire cinquanta che detta fattoria pagava al Pievano della Nera.

L’Oratorio peraltro verso il 1780 doveva essere nuovamente un cumulo di rovine, perché dal collaudo dei lavori della Chiesa di Camporbiano fatto nel 1788 dal perito Tofani, si rileva che era stato costruito di nuovo dal padronato dal quale veniva mantenuto.

Altro restauro radicale vi fu pure eseguito verso il 1882 a spese dei proprietari della Striscia che lo resero assai pulito e decente. Le ossa che furono rinvenute sul fianco destro dell’Oratorio, ci indicano il luogo dell’antico cimitero.

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Treschi, come il suo Castello, è destinato a scomparire, perché l’avanzante cava del gesso, oltre ad essere ormai prossima alle sue restanti case, sta rovinando anche l’ormai abbandonato Oratorio di San Lorenzo.

Con Treschi, una volta ridente località abbarbìcata sulle pedici dei Cornocchi, sta scomparendo una storica e rigogliosa zona, restando fra non molto solo un ricordo di pochi, perché anche la conformazione del suo terreno sta mutando completamente, perché sacrificata ad esigenze industriali.

© Elio Pertici, ELIO PERTICI
La zona di Treschi, in “Alcune località del volterrano”