Dalle ricerche, balza subito in evidenza il fatto che, a differenza di oggi, negli anni 1920 e 1926 i nostri concittadini parteciparono attivamente a tale disciplina sportiva, forse per evadere la realtà e dimenticare le loro particolari condizioni socio-economiche.

Questa vasta adesione si giustifica facilmente anche con il fatto che, a quei tempi, non esistevano le possibilità e le distrazioni che la società consumistica di oggi ci offre. I giovani di allora, infatti, in qualche modo dovevano distendere i loro animi, troppo tesi dalla «precocità pensierosa di conquistare nella società il proprio posto di battaglia». Questo è appunto l’opinione de «La Scintilla dello Sport» numero unico in data 1 luglio 1923, che l’Audace Club Volterrano stampò in occasione di una corsa ciclistica, indetta e organizzata a pro degli orfani di guerra e che l’amico Luigi Goracci custodisce gelosamente, in ricordo della sua attività.

Nel numero unico si sottolinea anche il grande entusiasmo che la manifestazioni ciclistiche creavano nell’ambiente degli appassionati, e si descrivono simpatiche discussioni, che avvenivano nei vari locali pubblici, in particolare fra i frequentatori del caffè di Eugenio Ghelli, prima di Bar Sport. Tante considerazioni sul ciclismo nostrano, le quali, essendo allora appena terminato l’undicesimo Giro d’Italia, approdavano sempre al teatro nazionale, dove trovavano eco le prodezze di Girardengo e di Brunero.

Ma procediamo con ordine.

La tradizione ciclistica a Volterra risale al XIX secolo, quando nel settembre del 1886, nell’anfiteatro di Vallebuona, le corse dei cavalli con fantino furono precedute da una gara di «velocipedisti». Non è stato possibile saperne di più, ma certamente si trattava di corse con biciclette di quei tempi, con quella grossa ruota davanti. Senza dubbio furono questi i pionieri del ciclismo volterrano, anche se tale esperienza non ebbe un esito lusinghiero e l’esperimento non venne apprezzato dai presenti, perché la loro passione era allora monopolizzata dalle corse dei cavalli.

Per parlare nuovamente di corse ciclistiche, organizzate in Volterra, bisogna attendere il 1912, anno in cui ebbe luogo la 1° Coppa Ginori, vinta da Lorenzo Saccone, e il 1913 con la seconda edizione, vinta da Nerino Savino.

Dopo tali manifestazioni, ci fu la forzata pausa conseguente lo scoppio della guerra mondiale 1914-18, e quindi, a Volterra le corse ciclistiche non furono riorganizzate fino al 1920.

Il 6 giugno di quell’anno, infatti, si svolsero nell’anfiteatro di Vallebuona più gare alle quali presero parte sei corridori professionisti: Saltarelli, Cecchini, Morelli, Cianfanelli, Disgraziati e Vita. La corsa all’americana di dieci chilometri fu vinta dalla coppia Cecchini-Saltarelli che conquistò quindi il vistoso premio di 400 lire; la seconda corsa d’inseguimento di tre chilometri, con un premio di 200 lire, fu invece vinta dalla squadra Cecchini-Disgraziati-Vita, mentre la terza gara di velocità la vinse Saltarelli.

Negli anni successivi incominciò l’attiva partecipazione dei ciclisti volterrani alle gare agonistiche e, anche se la loro cimentazione avvenne in periodi diversi, posso ricordare Guido Trafeli, Dario Bartolini, Piero Bellini, Piero Chiti, Guido Bartolini, Gino Gennai, Bruno Bertini, Arroldo Mancini, Luigi Goracci, Bruno Fanucci, Agostino Bartolini, Giovanni Paris, Mauro Allegri, Federigo Pettorali, Otello Caciagli, Italo e Delfo Vanzi, Mino e Donatello Bessi, Gino Bianchi, Armando Monducci, Giusto Bertini di Berignone, Giuseppe Gazzarri, Vasco Lazzeri, Mario Bimbi, Bruno Sandrini e Piero Orlandini.

A nove anni di distanza dalla 1° Coppa Ginori, cioè 1’8 settembre 1921, organizzata dal Club Sportivo Volterrano, ebbe luogo la Coppa Dello Sbarba, gara effettuata sul percorso Volterra-Livorno-Volterra, con diciotto partenti, che registrò il seguente ordine di arrivo: 1. Angioio Gabrielli, 2. Giuseppe Saltarelli, 3. Rodolfo Romagnoli, 4. Ilio Cecchini. Unici volterrani che figurano in detto ordine di arrivo furono Piero Bellini, giunto 10. e Piero Chiti, giunto 13.

La gara però fu annullata per non essersi svolta sul percorso stabilito: i corridori, infatti, presero una scorciatoia nei pressi di Ponsacco e la giuria non poté esercitare alcun controllo, a causa dei molteplici guasti occorsi all’autovettura che la trasportava. Tale decisione fu la più giusta perché, appunto, la gara non ebbe sviluppi regolari: quasi tutti i corridori furono aiutati e trainati, se non addirittura trasportati dai mezzi a motore di coloro che seguivano la corsa. Questo è quanto riporta la cronaca di quei tempi, mentre voci ufficiose mi dicono che i corridori, in conseguenza di tutte queste irregolarità, all’arrivo, fossero stati anche malmenati dagli organizzatori.

Ma è bene precisare che tali irregolarità si verificavano spesso nelle gare del tempo, tanto è vero che, a tal riguardo, mi è stato raccontato un episodio però, organizzato con carattere burlesco del quale fu protagonista il concittadino Arnoldo Mancini detto «Doddo».

Mi si dice che partecipasse al Giro delle tre Provincie, con arrivo sul Viale Giosuè Carducci, oggi Viale dei Ponti. Sembra che vari amici, anche per premiare la sua passione sportiva, lo volessero ad ogni costo vincitore e, quindi, organizzarono un trucchetto innocente quanto poi risultò improduttivo: lo trasportarono su di un camion, dove il Mancini stava acquattato sotto un tendone. Così si svolse quasi tutta la gara di «Doddo» fino a Botrofalconi: il camion entrò nella rimessa del podere e qui il Mancini fu notevolmente impiastricciato di mota perché non fosse evidente la sua corsa su ben altre ruote. Purtroppo, però, nonostante il vantaggio acquisito sugli altri concorrenti, il buon «Doddo» non riuscì a vincere la corsa perché, ogni qualvolta tentava di entrare in strada con la sua bicicletta per riprendere regolarmente la gara, era costretto a nascondersi nuovamente nel suo occasionale rifugio, impaurito dal costante apparire di qualche interessato alla competizione. Pertanto quando capitò il momento propizio, ormai altri corridori erano passati avanti e si trovavano già nei pressi di Fontanella, troppo avvantaggiati nei suoi confronti; il buon «Doddo» fu costretto ad accontentarsi solo di un buon piazzamento e di avere risparmiato tanta fatica rispetto agli altri.

Nel 1923 entrò sulla scena ciclistica volterrana l’Audace Club Volterrano e il 1 luglio si svolse una corsa, detta d’incoraggiamento, sul percorso Volterra-Colle Val d’Elsa e ritorno, alla quale si riferisce il menzionato numero unico. Gli iscritti furono trentasette e i partenti ventinove e, in attesa dell’arrivo dei corridori, nell’Anfiteatro di Vallebuona vi fu un concerto della Filarmonica lndipendente. L’ordine di arrivo fu il seguente: 1. Duilio Puccini di Rosignano Marittimo; 2. David Micheli di Castelfiorentino; 3. Alfredo Miliani di Rosignano Marittimo; 4. Arciso Pucci di Colle Val d’Elsa; 5. Antiforte Caccialupi di Castelfiorentino; 6. Guido Bartolini di Volterra.

Il 30 settembre sempre del 1923, vi fu la 1° Coppa Vicarello, dono del Comm. Pedani, sul percorso Volterra – Vicarello – Camporbiano – San Gimignano – Poggibonsi – Colle Val d’Elsa – Volterra, di 75 chilometri con il patrocinio del «Nuovo dello Sport» corsa anch’essa organizzata dall’Audace Club Volterrano, della quale purtroppo non ho trovato alcuna notizia sull’esito che la stessa ebbe, anche se ufficiosamente mi si dice che fu vinta dai fratelli Neri di Castelfiorentino.

L’anno successivo, il 6 luglio 1924, allo scopo di festeggiare il suo secondo anno di vita, l’Audace Club Volterrano organizzò la 1° Coppa Audace, gara riservata ai dilettanti non tesserati, sul percorso Volterra – San Gimignano – Poggibonsi – Colle Val d’Elsa – Volterra, pari a 70 chilometri, con arrivo nell’Anfiteatro di Vallebuona. La gara si svolse sotto un caldo asfissiante e la polvere rese tutto invisibile a dieci metri di distanza. Vi presero parte cinquanta corridori e la media, nonostante la canicola, fu abbastanza alta, riuscendo a raggiungere in certi momenti anche i trenta chilometri orari. La corsa fu vinta da Dino Manganelli dell’Unione Sportiva Rosia e, l’unico volterrano che si riscontra nell’ordine di arrivo fu Gino Gennai che giunse 13.

Il 13 luglio 1924 ebbero poi luogo le gare sulla pista dell’Anfiteatro di Vallebuona con la partecipazione di vari corridori volterrani. Tale manifestazione si ripeté il 28 luglio 1924 in attesa dell’arrivo della corsa ciclistica della 2° Coppa Vicarello, ulteriore munifico dono del Comm. Pedani.

La manifestazione sulla pista di Vallebuona fu indetta per la disputa del campionato del volterano, ma nessun’altra notizia ho potuto rintracciare al riguardo e tanto meno circa l’esito che ebbe la Coppa Vicarello.

Nessuna traccia di attività ciclistica nel 1925, mentre il 6 giugno 1926 ebbe luogo la corsa d’incoraggiamento, valevole per il campionato del volterrano, sul percorso Volterra – La Bacchettona – Saline – Volterra, di 26 chilometri. Gara libera a tutti i corridori non tesserati, con una categoria speciale per tutti coloro che non avessero preso parte ad altre corse o che non avessero raggiunto il 18esimo anno di età.

Di questa corsa, com’è noto, detti notizia sulla rubrica «Volterra cinquant’anni fa», i cui premi furono così stabiliti: al 1. arrivato del circondario di Volterra, una grandissima medaglia di vermeil e L. 70; al 2. L. 50, al 3. L. 30, al 4. L. 20, al 5. L. 10. Nella categoria speciale, invece, i premi furono così stabiliti: al 1. L. 30 e una medaglia d’argento, al 2. L. 20, al 3. L. 10. L’ordine d’arrivo fu il seguente: 1. Guido Capentini di Chianni, 2. Girio Orlandini di Riparbella, 3. Agostino Bartolini di Volterra, 4. Mario Tempesti, 5. Giuseppe Gazzarri di Volterra, 6. Camillo Galgani, 7. Delfo Vanzi di Volterra, 8. Vasco Lazzeri di Volterra (1. della categoria speciale), 9. Mario Bimbi di Volterra, 10. Dante Tacciorini, 11. Bruno Sandrini di Volterra, 12. Piero Orlandini di Volterra. Come già pubblicato, campione del volterrano, fu Agostino Bartolini, il conosciutissimo «Gosto».

A conclusione, mi scuso con quanti avessero preso parte a questa disciplina sportiva, che io non abbia rammentato: ciò non dipende dalla mia volontà, ma – come ripeto – dalla carenza di notizie di quei tempi ormai troppo lontani, per le quali poco è stato possibile attingere da coloro che ne furono «attori» e, inoltre, le incomplete cronache della stampa di allora, sulle quali sono costretto a basarmi, sono tutt’altro che precise e troppo spesso hanno trascurato i particolari che, per rievocazioni di questo genere, sono la parte fondamentale e la più interessante.

© Pro Volterra, ELIO PERTICI
Gli albori del ciclismo volterrano, in “Volterra”