Proseguendo l’itinerario dell’alta Val d’Era, non poteva mancare una visita alla Pietra ed alla Pietrina, che tanta importanza hanno avuto nelle vicende storiche di Volterra.

Tali località, infatti, sono state per un periodo, gli estremi e contesi baluardi del Comune di Volterra e, certamente, rientravano in quelle fortificazioni che all’ora servivano a sorvegliare meglio tutte le vie, per prevenire così qualunque attacco di sorpresa.

La Pietra e la Pietrina si trovano in una zona ricca di queste antiche fortificazioni che, situate sugli ultimi colli della Val d’Era, segnano il confine con la Val d’Elsa e quindi sono assai vicine alle più piccole fortificazioni di Linchiano, Linchlanino e Turricchi, nonché alla torre vedetta di Poggio alla Croce e alla zona dove esisteva il castelletto di Montefani o Montandria. Tutte queste fortificazioni, ormai in rovina o trasformate in case poderali, furono costruite dai nobili di Montignoso a valida difesa del loro castello.

Proseguendo da Villamagna verso Montaione, dopo otto chilometri circa troviamo il bivio per il Palagio. Giunti in quest’ultima località, bisogna proseguire a piedi, percorrendo una stradina in salita, assai acciottolata, quasi da sembrare il letto di un torrente, che si snoda per due chilometri circa e ci conduce in cima al colle della Pietrina.

Discendendo nella valle della Penera Rossa si arriva poi sul poggio della Pietra.

Ambedue le località sono assai boscose e unica zona libera dalla vegetazione è la cima della Pietra, dove attualmente esiste solo una casa colonica con capanna e pozzo, certamente quest’ultimo ricavato dalla cisterna dell’antico castello, del quale oggi, come dell’oratorio, non troviamo traccia alcuna.

La Pietrina, invece, oltre a presentarci i ruderi dell’antica fortificazione, offre alla nostra vista, ancora intatto, il piccolo oratorio che è situato all’estremo limite del colle, sulla parte che termina quasi a strapiombo sulla vallata sottostante.

IL CASTELLO DELLA PIETRA

Questo antico castello si trovava sul sui colle dove attualmente esiste una casa poderale, anch’essa denominata «Pietra». Il colle, alto 463 metri, è sul dorso del monte di San Vivaldo, fra 1’omonimo convento e la Pieve di Montignoso. L’area che occupava il castello era formata da un ammasso di pietra calcarea, in blocchi, di varie dimensioni, alla rinfusa, da cui derivò appunto la denominazione di “Pietra Raninga”. L’unico accesso a questo piccolo colle, si ha tramite una strada dalla parte orientale, perché gli altri versanti terminano quasi a precipizio nelle vallate sottostanti, e fra la vegetazione è possibile trovare ancora enormi sporgenze di massi fino ai torrenti di Penera Rossa e Penera Bianca, che scorrono alla base di esso.

Questo castello non doveva avere vaste proporzioni, ma – data la sua posizione – era senz’altro di una particolare resistenza, accresciuta poi dalle fortificazioni minori che lo attorniavano.

L’origine del castello della Pietra si vorrebbe far risalire a prima del 1000. Comunque lo troviamo ricordato per la prima volta in una “membrana” del gennaio 1118, nella quale è fatta menzione di una donazione di due case poste nel castello al pievano Alberto e ai canonici di San Gimignano, da certo Malatesta di Dudone.

Nel 1144 papa Celestino III concesse vari privilegi sul castello della Pietra ai canonici volterrani, che poi nel 1154 furono confermati pure da Eugenio III. Nonostante questo, su di esso dominarono a quel tempo i nobili Tignoselli dei conti di Montignoso. Ma fin dal 1181 Volterra e San Gimignano avevano pretese di dominio su questo castello, in conseguenza al fatto di estendere sempre più i loro confini su posizioni che davano maggiori garanzie di difesa.

Tali pretese, infatti, furono l’origine di continue lotte e litigi, finché Arrigo VI, con diploma del 27 agosto 1186, concesse la quarta parte di questo castello a Ildebrando dei Pannocchieschi, vescovo di Volterra. Non per questo ebbero a cessare le controversie fra le due città, in quanto i signori della Pietra erano più favorevoli a Volterra, perché provenivano da essa e nella città avevano beni e ottenuto cariche onorifiche. Proprio per questo, l’odio del Sangimignanesi verso i signori di questo castello era così grande che ogni volta che quest’ultimi si muovevano fuori delle loro mura erano costretti a viaggiare con una forte scorta per timore di insidie.

Infatti, per avere una maggiore sicurezza e vivere più tranquillo, Ugolino della Pietra, figlio di Bonaccorso e appartenente alla consorteria dei Tignoselli di Montignoso, insieme a Galgano e Sanguigno del fu Oddo, con sessantaquattro uomini della Pietra, i1 25 luglio 1197 si mise sotto la protezione del Comune di Volterra, ma i Volterrani sembra che non si occupassero troppo della difesa di questo castello, per cui i Sangimignanesi, vista la possibilità di prendere l’ambita giurisdizione di quella zona, si fecero più minacciosi e ottennero da parte di Galgano e Sanguigno dei fu Oddo, in nome anche dei fratelli minori Orlandino e Oddo, la sottomissione del castello ai loro consoli.

Questo avvenne con atto del 13 gennaio 1199 e i Sangimignanesi, o perché non si fidavano tanto dei mobili della Pietra o perché temevano rappresaglie da parte dei Volterrani, nell’agosto 1199 affidarono la tutela della Pietra ai signori di Montignoso. Per questo nacquero nuove controversie tra San Gimignano e Volterra ed i Volterrani chiesero la sottomissione degli abitanti di quel castello. Quest’ultimi, per non andare incontro a noie maggiori, si sottomisero e allora i Sangimignanesi reagirono, sicché il dissidio fu di tali proporzioni che si convenne di rimetterlo nei consoli di Monte Voltraio, i quali con lodo del 22 gennaio 1200 stabilirono che non valessero i giuramenti fatti per quel castello alla città di Volterra da parte degli uomini di Montignoso, ma che valessero invece quelli e quant’altro promesso ai Volterrani da Ugolino della Pietra e dai suoi nipoti e che i Sangimignanesi dovessero ricevere da quegli abitanti ciò che erano soliti avere.

Dopo tale sentenza i Volterarnlintesero accrescere la loro supremazia sul castello della Pietra, ma ciò dette motivo di un contrasto col vescovo Pagano, che vi vantava diritti di sovranità e di giurisdizione. Nacquero così ulteriori liti e contese che nel 1214 furono sottomesse al giudizio del Vescovo di Arezzo. Questi udite le parti in causa e visti i vari privilegi dei Pontefici e degli Imperatori, condannò il Comune dl Volterra alla restituzione del castello al Vescovo e tale sentenza fu convalidata da Federigo II, con diploma del 1224, che confermava al Vescovo la signoria di vari castelli del territorio volterrano e in modo del tutto speciale per quello della Pietra.

Dopo la soluzione di tali contrasti, continuarono però da parte dei Sangimignanesi pretese sul castelli della Pietra e di Montignoso, ragion per cui il Vescovo con atto del 7 rnaqqlo1225, per riceverne aiuto cedeva al Comune di Volterra il diritto di esigere la metà dei dazi nei suddetti castelli. I Sangimignanesi, più che mai inaspriti, nel 1229 rinnovarono ai signori della Pietra, di Montignoso e di Gambassi l’intimazione di fare giuramento di fedeltà al loro potestà, ma a ciò si oppose il vescovo Pagano in virtù dei diplomi imperiali in suo possesso, per cui si accese un’accanita e aspra lotta e il Vescovo fu perfino assediato nel castello di Gambassi. Nel 1231 si venne però ad accordi, in base ai quali i Sangimignanesi rinunciarono ad ogni diritto sui suddetti castelli, purché fosse loro consentito di avere da essi ciò che essi erano soliti ricevere.

Sorta poi di nuovo la lotta tra i Volterrani e il suddetto Vescovo, questi venne assediato in Montieri, per cui questa volta Pagano chiese aiuto ai Sangimignanesi. Quest’ultimi, sperandone vantaggi, liberarono il Vescovo e questi, in riconoscenza, insieme ad altri privilegi, concesse loro la custodia dei castelli delia Pietra e di Montignoso.

Il castello della Pietra, però, continuò ad essere di proprietà dei suoi nobili che nel 1234 erano M. Richieri del fu Pietro di M. Richieri da Montignoso e Galgano del fu Oddo da Pietra che, nonostante le molteplici contese per la suddetta giurisdizione, in mezzo a tali lotte cercarono di rendersi più che mai indipendenti e nel 1236 rifiutarono di ricevere il Rettore che il Vescovo intendeva mandarvi e, a difesa della propria libertà, i consoli della Pietra e dì Montignoso, nel 1237, portarono la vertenza innanzi a Rubaconte da Mandello, potestà dl Firenze. Questi, infatti, con sentenza del 7 maggio 1237 dichiarò quei castelli liberi da qualunque soggezione.

Peraltro nel 1239 i nobili di Montignoso non si trovarono d’accordo col popolo della Pietra per la nomina del Rettore, per cui si rivolsero al Comune di San Gimignano che vi provvide anche per riprendervi una certa padronanza.

Nel 1240 i Sangimignanesi, infatti, fecero per il popolo della Pietra particolari riforme, anche se da parte del Vicario di San Miniato fosse pretesa obbedienza all’imperatore. Ne conseguì che, per queste vantaggiose riforme e per la restaurata padronanza di San Gimignano, i nobili della Pietra il 6 giugno 1242 si sottomisero di nuovo al quel Comune e il 23 luglio 1250, insieme ai signori di Montignoso, cederono anche le rispettive entrate e giurisdizioni. Senonché nel 1267 si rifugiarono alla Pietra alcuni ribelli ghibellini di San Gimignano, comandati da certo Marzopino de Jacoppis, i quali vi apportarono molti danni.

L’ anno successivo questi ribelli si unirono alle truppe di Corradino di Svevia e i Sangimignanesi, per timore di nuove rappresaglie, restaurarono i danni fortificando quel castello in modo da poter resistere contro ogni altro eventuale attacco. Però l’ulteriore pace durò poco in conseguenza dello scoppio della guerra fra la lega Guelfa di Firenze e Pisa, avvenuta nel settembre 1274, per cui anche il territorio di San Girniqnano, con quello della Pietra, si trovò automaticamente coinvolto in questo conflitto a fianco di Firenze. I Fiorentini, infatti, imposero la leva in massa di uomini e cavalli, lasciando ibere da tale obbligo solo quelle famiglie che avessero un solo uomo per lavorare la terra.

Proprio in occasione di questa guerra, il castello della Pietra fu assaltato nell’agosto 1292, ma il presidio, opportunamente rinforzato, resistette e nell’anno successivo, essendo stata conclusa la pace in Fucecchio, quei luoghi ritornarono tranquilli. Ma anche questa volta la pace fu di breve durata perché nel 1308 risorsero nuove discordie, per ragioni di confini, fra San Gimignano e Volterra, che dettero luogo ad una guerra accanita, per cui i Sangimignanesi, fortificarono le torri e i castelli del contado, fornendo armi e vettovaglie specialmente a quelli di Citerna, Ciuciano, Montauto e la Pietra. Quest’ultimo castello fu assalito dalle troppe volterrane, comandate da Andrea Ardinghelli, e cinto d’assedio. Avvennero duri e micidiali scontri, ma gli assedianti non riuscirono ad espugnarlo, per cui guastarono tutte le terre all’intorno. La pace fu ristabilita dalla repubblica fiorentina, per cui il castello della Pietra ritornò sotto la giurisdizione di San Gimignano.

Ma la pace fu nuovamente turbata 1329 per le altre ostilità fra Firenze e Pisa. I Fiorentini presero il castello di Camporena e lo distrussero, per cui i Pisani, per rappresaglia, cinsero d’assedio quello della Pietra che, sebbene a stento, riuscì a difendersi e a respingere l’assalto.

Intanto il Comune di San Gimignano, per le continue guerre sostenute e anche per le ricorrenti discordie interne, nonché per la terribile pestilenza che si verificò nel 1348, non potendo più governarsi, si assoggettò a Firenze, riservandosi solo la libera scelta del potestà e dei castellani delle varie dipendenze,

ivi compresa la Pietra. Senonché, dopo tanti mali che avevano desolato tutta la zona e l’Italia intera, ribaldi ladroni di ogni specie, riconosciuti, come “compagnie di ventura”, infestarono, saccheggiarono e incendiarono ogni dove, per cui anche Firenze si mise in armi per tutto il suo territorio, rinforzando i vari castelli e fortificazioni, mandando spingarde (cioè macchine per lanciare grosse pietre), crocchi (specie di uncini) e varrettoni (grosse frecce da balestra) anche alla Pietra. Tali provvedimenti misero paura a quei predoni, per cui abbandonarono la Toscana nell’ottobre 1359 e si disciolsero.

Frattanto i nobili della Pietra, credendosi sicuri entro le loro fortificazioni, cercarono di eliminare la padronanza di San Gimignano ma, per ragioni di supremazia e di interessi, sorsero fra loro aspre discordie e contese, per le quali i Sangimignanesi, benché sollecitati, non intervennero. Nel gennaio 1381 i litigi si fecero sempre più accaniti e coinvolsero anche il vicino castello di Montignoso, per cui Gian Francesco Rossi, detto Boneca, con un certo numero di seguaci, occupò il castello della Pietra, imprigionando i litiganti e dichiarandosene signore e padrone. I Sangimignanesi chiesero aiuto a Firenze e quest’ultima ordinò l’assedio al castello, che durò ben sette giorni. Dopodiché il Boneca si arrese a patto della propria libertà e dei suoi seguaci.

Le varie vicissitudini, testé narrate, portarono ad una lenta ma continua decadenza del castello della Pietra, fino alla sua completa rovina, causata dal sacco del Piccinino che lo tenne fino alla pace del 1443.

Le rovine del castello erano tali che non dava più asilo sicuro, per cui, dopo il 1461, gli abitanti abbandonarono tutte le fortificazioni e costruirono ai piedi del colle della Pietrina gli attuali due villaggi del Palagio e di Casicello. Pertanto la Pietra, col terreno adiacente, divenne un podere della chiesa di Sant’Andrea e poi dell’Ospedale di Santa Fina in San Gimignano; si susseguirono poi altri vari proprietari fino ad oggi che sembra faccia parte della fattoria di Montignoso.

Così finiva un castello del volterrano e della Val d’Era che ebbe tanta rinomanza e gloria.

L’ORATORIO DI SANT’ANDREA

Come più volte ho precisato, abbinata a tutti i castelli, si trovava una chiesa, per cui anche alla Pietra vi era l’Oratorio dedicato ai Santi Andrea, Salvatore e Agata. Tele Oratorio era importante al pari di quello S. Mariano alla Pieve di Montignoso, entrambi sottoposti ai monaci Camaldolesi della Badia di S. Elmo e il priore della canonica dl San Mariano confermarono la elezione, avvenuta tre giorni avanti in Castelfiorentino, del rettore della chiesa di Sant’Andrea e Sant’Agata alla Pietra nella persona del suddiacono Alberto del fu Uguccione della Pietra. Successivamente sembra che detta chiesa fosse unita, insieme a quella dei Santi Iacopo e Filippo a Camporena, alla parrocchia di Jano nel piviere di Montignoso.

La proprietà diretta e il patronato dell’oratorio di Sant’Andrea appartenevano ai nobili che a quell’epoca – come abbiamo già visto – erano M. Richieri del fu Piero di M. Richieri da Montignoso e Galgano del fu Oddo da Pietra, ai quali spettava il diritto di nomina del rettore. Ma dopo la completa sottomissione di quei nobili fatta nel 1250 al Comune di San Gimignano, passò a quest’ultimo anche il patronato della chiesa, il cui rettore, per i diplomi di Federigo I e di Arrigo IV, doveva passare un censo annuo.

Rovinata la chiesa dopo le devastazioni del 1430, l’ufficiatura e il titolo furono trasferiti nel vicino oratorio della Pietrina, perché meno rovinato a che aveva ancora annesse delle case abitate e perché più prossimo alle nuove abitazioni costruite, dopo quel tempo, alle radici del colle di quel fortilizio.

Nonostante questo trasferimento, la chiesa continuò ad essere parrocchia fino al 1843,

FORTILIZIO E ORATORIO ALLA PIETRINA

Il colle della Pietrina, poco più alto di quello della Pietra, è un altopiano tutto ricoperto da vegetazione assai fitta, attraverso la quale si snoda un viottolo che porta verso i resti del fortilizio e all’oratorio. Questi, infatti, appaiono improvvisamente alla nostra vista perché semicoperti dalla vegetazione.

Appena giunti ai piedi della squarciata torre, che ha l’aspetto di una forbice aperte, fu un problema assai difficoltoso poter fare le foto, perché la vegetazione ne copre la massima parte. Anche all’interno dei resti di questo castelletto è quasi impossibile passarvi da come sono fitte le piante, quasi fossero dei bambù. Comunque, oltre alla suddetta torre, vi sono all’intorno alcuni avanzi di mura e un sotterraneo a volta che sembra servisse per conservare l’acqua. Tali ruderi sono i resti di un più avanzato fortilizio del Castello della Pietra, per cui, con quest’ultimo, ebbe comuni origini e vicende storiche.

Tra queste rovine, proprio sulla parte del colle che strapiomba sulla vallata, si trova l’Oratorio della Pietrina. Il muro che delimita i resti del fortilizio e la costruzione dell’oratorio sono assai vicini e basti pensare che il tratto che li separa è così stretto quasi da non consentirvi il passo. Sul tetto dell’Oratorio vi è un campanile a vela, la cui campana risulta mancante dal 1598. Questo Oratorio conserva poco o niente di antico, poiché sembra sia stato rifatto in tempo non troppo lontano. Infatti nel 1890 il popolo del Palagio, oltre a provvedere alla sua restaurazione a proprie spese, lo ingrandì quasi del doppio.

Fin dai tempi antichi vi è stata venerata con molta devozione l’immagine della Madonna, detta delle Grazie. Essa è dipinta su tavola ed è ritenuta del XVI secolo. Tale immagine è stata in questa chiesetta per molto tempo poiché, per antica consuetudine, un incaricato teneva la chiave dell’Oratorio, provvedendo alla custodia dei paramenti e occupandosi di tutto ciò che era ad esso attinente. Trovandosi però così isolato, per timore di furto, l’immagine fu trasferita presso l’abitazione di una famiglia del Palagio e ora, da non molto tempo, è presso la chiesa di Jano.

Ritornando verso l’acciottolato viottolo, percorso per arrivare in cima al colle, tra la vegetazione si vede spuntare a malapena il masso del “Salto al becco”. E’ di immense proporzioni che, nel punto più elevato, è al pari delle piante ad alto fusto. Dalla cima di detto masso si può ammirare un meraviglioso scenario.

Cielo azzurro, sole e tanti colori offerti alla vista da quella generosa natura. Solo da lassù è possibile vedere il vicino colle della Pietra e tutto l’immenso panorama circostante, che si estende fino al mare. E’ una località magnifica ed invidiabile, perché non ti senti mai sazio di vedere e aspirare l’aria assai salubre. Infatti l’odore resinoso e balsamico delle pinete e dei boschi ombrosi ti ricompensano della faticosa ascesa, con una particolare ossigenazione, donandoti una distensione che, senz’altro, io non provavo da tempo.

© Pro Volterra, ELIO PERTICI
Splendore e decadenza della Val d’Era, in Volterra, in “Volterra”