Volterra è città fredda d’inverno e temperata d’estate. Fin qui nulla di nuovo, ma come per tutte le regole ci sono delle eccezioni, così una di queste, riguardo al clima cittadino, si verificò i primi di settembre 1570. Ne parla in una lettera conservata all’Archivio di Stato di Firenze, e datata il giorno tre, domenica, il segretario di stato di Toscana Bartolomeo Concini rivolgendosi al genero, il volterrano Antonio Serguidi. Il Concini si trovava in città al seguito del granduca Francesco de’ Medici e della consorte Giovanna d’Asburgo. Il corteo proveniva da San Miniato, dove aveva sostato il giorno prima.

A Volterra i sovrani e il seguito erano stati accolti con «molte carezze» come si esprime il segretario, che mostra negli scritti gran libertà di pensiero e uso frequente di metafore. La mattina del tre settembre avevano ascoltato la messa cantata in «chiesa» (Duomo) assieme ai Signori, ai Collegi e alla nobiltà. Il pomeriggio, dopo pranzo, era stata organizzata una festa dove «il fiore di queste gentildonne» si era impegnato in una delle attività preferite a quei tempi, cioè aveva danzato «tutto ‘l giorno». Giovanna d’Austria però non amava i divertimenti e le feste: prediligeva le chiese e i conventi, le preghiere e le prediche; e in questo era tanto diversa dal consorte. Così, il pomeriggio, «le loro Altezze» erano andate per la città e la principessa aveva visitato i monasteri e donato loro elemosine con generosità.

Nella lettera Bartolomeo Concini ricorda anche il suo alloggio presso casa Babbi, dove era stato trattato «amorevolissimamente». Era certamente la prima volta che questo potente signore valdarnese visitava Volterra perché scrive che gli era piaciuta. Un po’ meno aveva apprezzato il distretto «sì aspro», dove avrebbe voluto recarsi volentieri per vedere i poderi e «il nostro mulino», cioè i beni di Antonio Serguidi diventati di famiglia. Ma il cammino l’aveva spaventato e soprattutto «il caldo insopportabile» l’aveva «afflitto, sicché in casa de’ Minucci si stillava» (si gocciolava sudore). E, dopo questa toscanissima espressione, il Concini invita a non dire più «che in Volterra sia fresco, che con questo esempio non vi sarà creduto». Tuttavia «posdomani ci partiremo»: ovvero i granduchi e la corte, segretario di stato compreso, martedì 5 settembre avrebbero lasciato la città per essere a Siena mercoledì 6 settembre.

Giovanna d’Austria morì a Firenze poco più che trentenne nell’aprile 1578. Francesco I tornò a Volterra nel 1580, assieme alla seconda moglie, la veneziana Bianca Cappello, con la quale aveva avuto una relazione segreta (ma non tanto) già al tempo del suo primo matrimonio.

© Paola Ircani Menichini, PAOLA IRCANI MENICHINI
Giovanna d’Austria nel caldo settembre del 1570, in “La Spalletta”, a. 30 marzo 2013

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