Il 28 ottobre 2013 ricorreva il trentesimo anniversario della morte di Rodolfo Siviero, lo 007 italiano più noto del secolo scorso. Scompariva, questo coraggioso servitore dello Stato, con non poche amarezze che coronavano una vita avventurosa e geniale iniziata il 24 dicembre 1911 in un castello dell’antico contado di Volterra, Guardistallo. Qui infatti Siviero era nato, figlio di Giovanni, carabiniere di origini veneziane, e di Caterina Bulgarini senese. Nel 1924 però si era trasferito con la famiglia a Firenze dove ben presto si era appassionato all’arte e alla letteratura, diventando amico degli scrittori e dei pittori che vivevano nel capoluogo toscano. Nel 1937 aveva ottenuto una borsa di studio di Storia dell’Arte a Berlino, come copertura di agente segreto del SIM, il Servizio Informazioni Militare, per il quale e per conto del Governo italiano aveva spiato le mosse dei nazisti e formato una fitta rete di collaboratori. Tornato in patria, aveva preso a cuore i capolavori dell’arte asportati dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943, quando il Paese era diventato terra da depredare e aveva organizzato un reparto speciale con sede a Firenze.

Frequentando il Kunstschutz tedesco, dove le opere venivano radunate e inviate in Germania con il pretesto di salvarle dal nemico, aveva osservato, segnato e catalogato luoghi e spostamenti, ottenendo una serie di dati che gli sarebbero poi serviti per ritrovare quanto asportato. A fine conflitto era riuscito a far modificare il Trattato di Pace secondo il quale non si poteva ottenere nessuna restituzione o rivalsa nei confronti della Germania e aveva fatto così ritornare in Toscana tanti capolavori. Dopo il 1953 aveva proseguito la sua nobile battaglia grazie al governo De Gasperi che, nonostante i contrasti, volle trasformare l’Ufficio delle Restituzioni, di cui Siviero era a capo dal 1945, nella Delegazione per il Recupero delle opere d’arte incorporata nel Ministero degli Esteri. Ancora altre preziose opere ritornarono in Italia e tra queste una piccola tavola a tempera (cm 60 x 38,3) “volterrana” rappresentante una Madonna con Bambino. Attribuita nel 1962 da Roberto Longhi al Maestro di San Torpè (1320 ca), oggi si trova in Palazzo Vecchio a Firenze. Siviero la recuperò in Germania il 16 dicembre 1953, a seguito dell’accordo di Bonn firmato da De Gasperi e Adenauer. Il suo “passaggio” a Volterra si trova ricordato sul retro con incerta calligrafia. L’iscrizione ricorda come il 26 maggio 1843 la Madonnina fosse stata benedetta “con facoltà attestata da monsignore vicario Bitossi per esporla alla pubblica venerazione”.

E si aggiunge che: “Per gli esercizi dall’Ascensione a Pentecoste stette nella cappella di Sant’Andrea del Conservatorio di S. Pietro n. 48”. Il personaggio citato è da identificarsi in mons. Giovanni Battista Bitossi, vicario generale del vescovo Incontri, distintosi per opere caritatevoli in città e deceduto il 23 marzo 1847; il conservatorio di San Pietro, o più correttamente di San Lino in San Pietro, fu una nota istituzione scolastica volterrana che oggi sussiste solo come edificio da riqualificare. La storia della tavola anteriore al 1843 e i suoi spostamenti prima di finire in Germania sono sconosciuti. Forse qualche altro appassionato “007 dell’arte” potrebbe, perché no, rintracciarne i documenti.

© Paola Ircani Menichini, PAOLA IRCANI MENICHINI
Rodolfo Siviero e la Madonnina del Conservatorio, in “La Spalletta”, 7 dicembre 2013.