Il 21 luglio 1831 fu costituita una società per il commercio dell’alabastro fra i signori Carlo Ruggeri, Antonio Norchi e Ranieri Petracchi, tutti volterrani, per la durata di tre anni. Provvisto di una partita di merci fornita in gran parte dalIa fabbrica Norchi, il 28 luglio Ranieri Petracchi si imbarcava a Livorno diretto a New York. Il Ruggeri anticipò le spese di viaggio, ammontanti a pezzi 168. Giunto a New York il 4 ottobre, il Petracchi vi rimase fino al 18, per recarsi poi a Charleston dove istituì un magazzino di vendita al dettaglio.

Al 12 novembre ha venduto alabastri per l’importo di pezzi 520 ed invia alla società pezzi 450. Dopo aver esitato altre piccole partite di merce, nel gennaio del 1832 si porta ad Augusta, ma l’asta che quivi è tenuta dà un risultato deludente. Rientrato a Charleston vi resta fino all’8 febbraio.

A questo punto il Petracchi, considerato che il mercato degli Stati Uniti non offriva per il momento possibilità di successo, si trasferisce all’Avana e vi apre un negozio. Esita subito alabastri per pezzi 1278. Nel mese di maggio rientra a New York, tiene una vendita della merce che vi aveva lasciato, realizzando pezzi 260. Rimette ai soci pezzi 1000.

Dopo aver aperto un’esposizione a Boston, che si concluse in perdita, Ranieri riprende la via dell’Avana. Fra il 27 novembre 1832 e il 27 aprile 1833 vi esita merci per pezzi 3287 di cui ne rimette 2027, 50 a Volterra. Rimane in quella piazza del centro America fino all’estate e vi vende ancora alabastri per 1276 pezzi. Il 18 agosto 1883 rientra a New York dove poi si imbarca per Livorno. Il 15 aprile 1834 giunge a Volterra.

Occorre rilevare che il Petracchi, nel novembre del 1833, prima di ritornare in Italia, era intenzionato di fare delle vendite nel Perù ed a questo scopo aveva spedito una partita di 20 casse a Valparaiso per mezzo del bastimento Sabello. Rimbarcandosi per Livorno aveva lasciato i documenti di proprietà di questa merce a Vito Viti, il quale si trovava in quel tempo a New York.

I conteggi presentati dal Petracchi e la sua condotta negli affari non furono giudicati soddisfacenti, e in special modo da Antonio Norchi, il quale incaricò il proprio figlio Attilio di recarsi in America per rendersi conto della situazione. Il 20 settembre 1834, in New York, per mezzo di atto notarile, Attilio notifica a Vito Viti che tanto la partita di merce di Valparaiso, quanto le altre casse di lavoro lasciate nelle mani del medesimo Viti, erano anche di proprietà della ditta Norchi e lo diffidava di vendere detti alabastri o di consegnarli al Petracchi nel caso di un suo ritorno in America. Nel dicembre il Norchi era all’Avana e davanti al Tribunale consolare di quella città reclamava che il Petracchi, il quale era appena ritornato in America, restituisse sia pezzi 275, che a suo tempo aveva ottenuto di abbuono dalla dogana di Cuba, sia 28 once d’oro per oggetti venduti a Luigi Gasparini dell’Avana e non incluse nel conto presentato a Volterra, sia, infine, le 20 casse di Valparaiso. Il Petracchi oppose ch’egli era obbligato a render conto solo al socio signor Carlo Ruggeri, che del resto lo aveva approvato, e non riconosceva nel Norchi legittimo mandato a trattare.

Le eccezioni del Petracchi furono però rigettate dal Tribunale consolare dell’Avana con sentenza del 17 marzo 1835. Il 6 maggio le parti convennero in New York di cessare il proseguimento della causa dell’Avana per riunirla ed aggregarla a quella di Volterra. Il Petracchi si accollò le spese di giudizio dell’Avana.

La causa fu ripresa a Volterra nel 1836 ed il Norchi presentò la correzione del rendiconto esibito dal Petracchi nel 1834. Secondo i conteggi del Norchi, il Petracchi era rimasto debitore di pezzi 1562.

© Pro Volterra, ENRICO FIUMI
I Viaggiatori dell’alabastro nell’Ottocento, in “Volterra”