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Rocca e Pieve di Sillano

Frutto della concezione difensiva del tempo compreso fra l’era della balestra e quello della bombarda, la Rocca Sillana che si erge sulla sommità di un colle, alto 530 m, rappresenta una delle più belle opere d’architettura militare del Rinascimento.

Splendidamente introduce la sua storia Edmondo Mazzinghi: “Eccelsa. Saldamente piantata sul gabbro, a strapiombo sulla riva sinistra del torrente Pavone, spavaldamente domina con il suo aspetto ferrigno, l’alta valle del Cecina. Ovunque emana suggestione, par di sentire i rumori dei guerrieri in armi, il rullar dei tamburi, dei tiri di colubrine e vedere scale d’assedio, olio bollente e pietre che cadono giù dalla cima delle cortine”.

“La grandiosità delle mura esterne ed interne, la perfezione delle torri laterali; attribuite all’ingegno del Sangallo, la maestosità e la potenza che emanano da tutto il complesso, creano sensazioni indimenticabili ed indescrivibili.” – [A. Merlini]

Le colline metallifere furono quasi certamente abitate fin dal terzo millennio a.C. da gente che conosceva l’uso dei metalli. In epoca etrusca si ha notizia di miniere di rame a Montecatini e Montecerboli, d’argento a Montieri, Cugnano e Sillano, di ferro e piombo a Campiglia e di zolfo, sparse un po’ dappertutto.

Secondo Enrico Fiumi, nel periodo dell’età del ferro e dell’arcaismo etrusco, l’economia dell’antica Velathri era imperniata sulla coltivazione delle risorse minerarie, attraverso una serie di piccoli insediamenti, situati nelle immediate vicinanze dei depositi più importanti. Le stazioni preistoriche, etrusche e romane, di Sillano, la Buca delle fate, una tomba a camera multipla del VII-IV secolo a. C e altre tombe che sono state inglobate in costruzioni coloniche, si trovano nei pressi dei giacimenti cupriferi di Montecastelli.

Numerosi ritrovamenti, databili dal X al II sec. a.C., suffragano questa ipotesi. Nei pressi di S. Sisto, sotto la Rocca Sillana, fu trovata una lapide, ora al museo Guarnacci di Volterra, risalente a poco prima dell’era cristiana, sulla quale è scritto:

“Aulo Mario Montano, cavaliere romano, figlio di Lucio, della tribù Sabatina, e sua moglie Veratia Anfibia, figlia di Caio Mario Anfidiano, figlio di Seta, posero”.

Le prime fortificazioni risalirebbero al tempo dell’assedio di Silla ai partigiani di Mario asserragliati in Volterra (81-79 a.C.).

Il toponimo di Sillano, come quello di altre numerose località del volterrano (Bruciano, Libbiano, Micciano, Lustignano, Commessano, Spartacciano, ecc…), molto probabilmente risale al nome del legionario romano Sylla o Sulla, che nel 59 a.C. ebbe dal console Gaio Giulio Cesare quella terra in assegnazione, con diritto ereditario. Intorno al 600 i longobardi che occuparono il territorio vi costruirono rocche o guardinghi in posizioni strategiche, tra i quali probabilmente Sillano. Nel 970 l’imperatore Ottone I, giunto a Montevoltraio per un importante convegno, dette il castello in feudo a Tebaldo, dal quale derivò la famiglia dei Buomparenti. La prima attestazione dell’insediamento di Sillano compare in un documento del X secolo, nel quale il vescovo di Volterra confermò al presbitero Andrea le chiese di S. Quirico e di S Giovanni Battista, mentre la prima menzione scritta di una fortificazione in loco risale al 1067 ed a quella fase si fa risalire la torre d’avvistamento. Intorno alla rocca si sviluppa un grande borgo, al quale si accedeva attraverso due porte: Porta Volterrana a nord-est e Porta S. Rocco ad ovest.

Con il progressivo affermarsi del dominio dei vescovi-conti e poi del Comune di Volterra, Sillano ebbe sicuramente un ruolo molto importante di presidio e controllo di un vasto territorio. In un testamento fatto in Sovana nel 1208 Ildebrandino, Conte Palatino di Toscana, assegnava ad uno dei suoi figli, Ildebrando, i castelli di Montegemoli, Belforte, Sillano e Monteguidi.

Nel 1224 passò sotto la giurisdizione del comune di Volterra.

Il primo nucleo della fortezza attuale, il guardingo, risale agli inizi del XIII secolo mentre le mura esterne furono costruite o rafforzate, molto probabilmente con la supervisione di Giuliano Sangallo, intorno al 1440 quando la Rocca era già passata in mano ai fiorentini, che si premunirono di rafforzarla per meglio affermare il loro dominio che si stava estendendo su tutta la Toscana.

La Rocca domina un immenso territorio e come si può rilevare dalla cerchia delle vecchie mura, era tra i castelli più fortificati ed imprendibili del volterrano e tra i più popolati, infatti nel medioevo vantava già sessanta famiglie.

La nobile famiglia senese Petroni acquistò dai Buonparenti di Volterra la Rocca di Sillano, probabilmente intorno al 1300; infatti risulta che il 19 aprile del 1316 Guglielmaccio del fu Pietro de’ Petroni di Siena, era naturale padrone del Comune.

Una fortezza così imponente, che non fu mai vinta militarmente, non poteva però sfuggire alle mire di conquista di Firenze che nel 1387 riuscì infine ad entrarne in possesso. In che modo lo racconta lo studioso pomarancino Edmondo Mazzinghi: “In un grigio e freddo tramonto sette uomini ascendono il sentiero gabbroso che porta alla Rocca. Procedono in fila indiana, armati fino ai denti e raggiungono la prima cinta muraria. Sono delinquenti della peggiore risma, già condannati alla forca per rapine, stragi e delitti d’ogni genere compiuti nei territori di Casole, S. Gimignano e Volterra. Il capobanda è Martino di Cione, detto Martincione, da Cavallano di Casole d’Elsa. La guaita, li ha già avvistati e dato l’allarme, ma Martincume chiede a gran voce ospitalità per quella notte. Il castellano si lascia commuovere e li fa entrare. Consumata la cena, generosamente offèrta; i sette sguainano le spade e i pugnali, mettono ai ceppi i castellani e i due giovanissimi padroni e s’impadroniscono del castello. Un castigliano rimasto fortunosamente libero fugge di notte e raggiunge poi Volterra, dove avverte il capitano del popolo Vanni Vecchietti il quale, anziché intervenire con la forza; avverte i fiorentini che molto probabilmente erano già a perfetta conoscenza dell’impresa.

Di lì a poco, infatti, per mezzo di due Commissari, Firenze invia 1.550 fiorini a Martincione, come acconto per acquistare la Rocca. Il resto gli sarà dato a Firenze, dove dovrà recarsi con i suoi per ricevere anche la “ribandigione”, in altre parole la cancellazione delle condanne loro inflitte. Puntualmente Firenze paga i malviventi; obbliga i magistrati di Volterra e Colle ad assolverli dai reati commessi e la città di Volterra a concedere a Martincione un pubblico ufficio. Questa sentenza indigna a tal punto i cittadini volterrani che un bel giorno prendono Martincione, l’ammazzano e lo fanno a pezzi. I fiorentini; padroni ormai di Sillano per lavarsi poi la coscienza e per mettersi a posto con “la legge”, pagheranno ai Pietroni; legittimi proprietari, la somma di 360 O fiorini d’oro.”.

La comunità di Sillano, nel 1387 si dà un importante statuto che stabilisce una serie minuziosa di norme riguardanti la vita amministrativa, gli usi, i costumi, gli obblighi, che i comunisti del borgo devono osservare.

Con la definitiva sconfitta di Volterra, avvenuta nel 1472 e il terribile sacco della città che la ridusse in miseria, anche Sillano venne a perdere gradualmente la sua importanza strategica ed iniziò la sua lenta ma inesorabile decadenza.

Ancora nel 1833 la parrocchia di S. Bartolomeo a Rocca Sillana contava 169 abitanti, ma intorno al 1860 il borgo fu definitivamente abbandonato.

La Rocca, era circondata da un’ampia cerchia muraria, che racchiudeva il borgo e la chiesa; vi si accedeva dalle due porte su dette. La Porta Volterrana, che immetteva nel borgo attraverso i remoti sentieri, oggi semi nascosti, calpestati nel tempo dalle carovane di muli che trasportavano il minerale su dalle miniere, dai boscaioli, dai castellani, da viandanti e soldati, è rimasta miracolosamente in piedi tra la fitta vegetazione!

Prima abbondantemente saccheggiata nelle sue strutture ed in quelle delle mura e del borgo, per riutilizzare i materiali da costruzione, fu poi completamente abbandonata per decenni.

Finalmente, dopo una sapiente opera di restauro conservativo, la si può ammirare in tutto il suo splendore; un appropriato sistema d’illuminazione la rende visibile di notte anche da molto lontano. È stato riportato alla luce nei suoi tratti essenziali anche l’ampio borgo che la circondava. Il lavoro da fare sarebbe ancora molto, ma quello fatto è una tangibile dimostrazione della strada da percorrere per salvaguardare e valorizzare al meglio l’enorme patrimonio monumentale che abbiamo.

A Pomarance è stato allestito un piccolo museo etrusco con i reperti ritrovati. Nel 1889 la Rocca di Sillano fu dichiarata monumento nazionale.

LA PIEVE DI SILLANO

Il primo documento relativo alla pieve di S. Giovanni Battista a Sillano è del 945, segno tangibile che la sommità del colle dove sarebbe sorta la Rocca era già un borgo importante, avendo una chiesa battesimale. I ruderi della splendida pieve si trovano a poche centinaia di metri da S. Dalmazio. La sua facciata di pietra scura, ornata di colonne che reggono una serie d’archetti, fu costruita in uno stile romanico-pisano, influenzato da elementi architettonici normanni, abbastanza raro in Toscana. I basamenti delle colonne che si trovano all’interno fanno risaltare le tre ampie navate. Quella centrale doveva essere illuminata da un rosone, posto in alto sopra il portale d’ingresso. Rosoni più piccoli, ancora visibili dall’esterno, illuminavano le navate laterali. La pieve era, senza dubbio, una delle più importanti chiese madri della diocesi volterrana e la sua origine è collegata al sorgere della diocesi stessa. In occasione del sinodo indetto dai Belforti nel 1356 era accreditata di 9 chiese suffraganee: Acquaviva, Montecastelli, Ripapoggioli, Mestrugnano, Vinazzano, Lucciano, Mont’Albano, Anqua e Valiano.

Secondo Iade Spinelli, curatore di una pregevole pubblicazione sulla pieve, in seguito alle continue dispute tra il comune ed il vescovo di Volterra, subì ripetuti saccheggi e distruzioni, tanto che nelle visite pastorali del 1413 e del 1421, il vescovo Stefano di Prato la descrisse utilizzata come magazzino.

© Bruno Niccolini, BRUNO NICCOLINI
Rocca e Pieve di Sillano, in “I luoghi di Velathri, Da Velathri a Volterra”, a. 2010, pp. 107-110