di Aroldo Pocci

I primi cinema del centro storico



Il cinematografo nacque nel 1895 dalla genialità dei fratelli parigini Augusto e Luigi Lumière che dettero l’animazione all’allora fotografia fissa del francese Daguerre. l primi produttori dii film furono i fratelli Carlo ed Emilio Pathè, ideatori fra l’altro del «Giornale Pathè» che faceva la cronistoria degli avvenimenti di tutti i paesi del mondo. All’inizio della proiezione, impresso nella pellicola, un gallo abbassava la testa, rialzandola in segno di saluto, mentre sotto di esso si poteva leggere: «Giornale Pathè sa tutto, vede tutto».

Il cinema fece la sua prima comparsa a Volterra al teatro Persio Flacco con i primi documentari della guerra Russo-Giapponese del 1905, prodotti appunto dalla Casa Pathè di Parigi, e programmati il 21 e il 22 gennaio del 1906. Il primo cinematografo volterrano sorse con il nome di «Excelsior» nella sala dei filodrammatici Concordi, in via delle Prigioni. Si era allora nel 1907.

I primi gestori del tempo furono i concittadini Agostino Baldacci e Giusto Viti. E fu lì, mi ricordo, che vennero visionati i primi film a colori, sempre delle Pathè Frères di Parigi, di cui faccio un breve elenco: «Piè di montone», «La leggenda del fantasma», e «Francesca da Rimini» che fu uno dei primi film interpretati da Elena Vitielio. napoletana d’origine, in arte Francesca Bertini, la quale divenne in seguito la famosa diva del cinema muto e, in ultimo, di alcuni film parlati.

Altri lavori di maggior rilievo del tempo, a colori e in bianco le nero, furono: «Morte Civile» (con il grande attore Ermete Novelli, «David e Golia», «Maria Antonietta», «Vittoria Colonna», «Cagliostro». «La passione di Cristo», «II conte di Montecristo», «Vita di Garibaldi», «La notte di San Bartolomeo» ed altri ancora.

L’energia elettrica per dare luce alla lanterna di proiezione, alla sala e all’ingresso, veniva sviluppata con l’ausilio di una macchina a vapore (usata per le trebbie), alimentata da fascine di legna. Una cinghia di cuoio univa la ruota grande all’altra più piccole, mettendo in azione il motore Dinamo. Volterra era, a quel tempo, illuminata per la notte da lampioni a petrolio. L’impianto elettrico della città fu fatto nell’anno 1910 dalla Ditta Cardini-Francini di Siena.

Qualche anno dopo, per iniziativa di volenterosi volterrani (Emilio Spinelli e Carlo Fantozzi), ebbe vita un altro cinema in Piazza Minucci presso la ex-stalla di Bachino; dopo passò all’interno del cortile, lato sinistro del palazzo Solaini, intitolato a nome di Marconi. Da qui, dopo alcuni anni di permanenza, si trasferì in via Guidi col nome di Cinema Centrale Moderno. La nuova gestione si chiamò: Spinelli – Pierattini.

Fra i film di maggiore rilievo proiettati ne ricordo qualcuno: «I tre rnoschettieri», «Avventure di Casanova», «Il fuoco» (con Pina Menichelli). Il 17 settembre 1916 fu presentato «La faIena», tratto dal poema di Henri Bataille (produzione Cines), con una grande interpretazione di Lydia Borelli.

Verso il 1909 sorse un altro cinema col nome di «Splendor», in via Guidi, di breve durata, gestito da Antonio Mazzini. Per questo locale l’lluminazione veniva distribuita per mezzo di bombole d’ossigeno.

Ai primi del 1911 l’Excelsior si trasferì in via Vittorio Emanuele, oggi via Gramsci, nel Palazzo Marchi. Il 12 marzo di quell’anno avvenne l’inaugurazione del nuovo locale con un programma d’eccezione: «Re Lear» con Ermete Novelli, a colori, della Casa Pathè. La proiezione era allora commentata dal pianoforte.

Ma parliamo in breve del maggiore capolavoro dell’epoca della cinematografia ltaliana: «Quo Vadis?», tratto dal romanzo dello scrittore polacco Henri Sienkiewcz, prodotto dalla Società Italiana Cines di Roma nel 1911. Realizzato per lo schermo, nella sua forma integrale dal direttore artistico (così veniva allora chiamato il regista) Enrico Guazzoni, il film fu proiettato l’anno seguente per alcuni giorni nella nostra città, ottenendo grande consenso del pubblico volterrano, entusiasta della messa in scena e dell’interpretazione artistica. La durata fu di tre ore.

Con «Quo vadis?» cominciava una nuova era della pellicola, per la tecnica del cinema muto. Gli attori, lasciata la parte mimica nell’agire e del gestire manierato, si avviano verso una nuova scuola di recitazione, più espressiva e naturale. «Quo vadis?» fu motivo di rinnovamento e di insegnamento per i futuri registi italiani e stranieri: per essi fu uno stimolo a seguire quella stessa via, che doveva dare dopo un volto nuovo al cinema: dal muto al parlato con l’applicazione della radio, per merito del genio di Guglielmo Marconi. Quel capolavoro storico, ambientato ai tempi di Nerone, fece il giro di tutti i cinema del mondo destando ovunque vivo interesse e ammirazione.

AROLDO POCCI
I primi cinema a Volterra, in “Volterra”
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