Il salvataggio della Porta all’Arco

Eravamo quattro ragazzi, dai 12 ai 16 anni, che correvamo giù per la via della Porta all’Arco diretti a Sant’Alessandro e precisamente alla villa Baldacci. Tre di questi erano i figli dell’avvocato Costagli e il loro scopo era di recuperare roba di famiglia rimasta nella loro villa, il mio era quello di aiutarli.

La casa era stata visitata dai fanti della Wehrmacht. Ogni stanza era a soqquadro. Ci accorgemmo che i tedeschi, ci avevano anche mangiato e dormito. In camera trovammo alcuni loro oggetti. Uscimmo fuori alla ricerca dei contadini, ma di loro nessuna traccia: dovevano aver trovato rifugio altrove. Dall’aia vedemmo le cannonate che battevano la strada statale vicino al piano della Chiostra, o forse più su. Sapemmo, non ricordo da chi, che poco distante c’erano appostati dei mortai e più sotto i nazisti non lasciavano passare alcuno perché da lì iniziava la linea del fuoco.

> Sommario, La seconda guerra mondiale nel volterrano

Ci mettemmo a rovistare. Enrico, il più grande dei fratelli Costagli, richiamò la nostra attenzione ad una finestra del secondo piano rivolta a valle. Ci prese lo sgomento nel vedere che i proiettili alleati con schianti secchi,  scoppiavano ai «Poggi Morti». Un po’ per paura di questi, un po’ per timore di veder apparire i soldati, legammo i materassi e altre cose sopra un carretto e, tira e spingi, ci affrettammo a fare ritorno in città.

Durante il percorso alcuni radi tiri di aggiustamento sorpassavano Volterra fischiando sinistramente sopra le nostre teste. Può darsi che il nostro mezzo sia stato l’ultimo a passare sotto la Porta all’Arco prima della sua otturazione.

Quello stesso giorno il mio babbo, io ed altre persone guardavamo, da quell’osservatorio naturale che sono le mura del centro storico, lo spettacolo inconsueto ed emozionante che ci offriva il fronte.

Nonostante quei getti miagolanti che ogni tanto passavano sopra le nostre teste: tiri lenti che si perdevano al di là della città, ce ne stavamo immobili, con lo sguardo rapito davanti a noi a vedere il susseguirsi degli scoppi per la campagna.

I cannoni tedeschi rispondevano dal fuoco dai loro nascondigli. Quello spettacolo l’osservavamo con curiosità ma anche con distacco, influenzati come eravamo da un anziano uomo che ci illustrava e ripeteva monotono una sua, comoda, teoria strategica. Terminava sempre col dire: questo inferno che si sta avvicinando, non deve preoccuparci. La nostra inesperienza ci faceva così pensare ad una burrasca che avrebbe sì e no sfiorato la nostra città.

C’era anche quel lontano nugolo di polvere che si alzava dalla strada che da Pomarance scende a Saline a tranqullizzarci. Capivamo che a provocarlo era una lunga colonna di mezzi americani che, affacciatisi ormai nel Volterrano, in poche ore sarebbero saliti quassù. Eravamo degli illusi e per questo i commenti erano dei più disparati e fiduciosi. Tra poco la guerra sarebbe finita per noi. Ma non fu così.

Il rumore sordo, cupo dei cannoni aumentava gradualmente di intensità e gli scoppi dilaniavano il terreno presso località Rioddi, quando una voce allarmata, ma ferma ci fece voltare. Era il colonnello Borgiotti che chiamava, Cercava dei volontari per il salvataggio della Porta all’Arco. In breve tempo, vicino a questa, ci radunammo in molti.

Gli abitanti della omonima via c’erano tutti. Quante donne e giovani che si porgevano l’un l’altro le bozze del selciato. Gli uomini erano per lo più intenti o scavare le pietre, o alla porta a porgerle a chi era intento a innalzare il muro. Ricordo che una di queste pietre mi scivolò di mano, causa forse il ritmo veloce del passamano, o perché chi me la porse la lascio prima che io l’afferrassi bene, oppure perché era troppo pesante. Questa cadde ai piedi di una giovane sposa che mi era vicina. Fortuna volle che rimanesse illesa, ma nonostante ciò mi fulminò con gli occhi e ugualmente con le parole.

Di quei generosi concittadini ne conoscevo di vista quasi tutti, per soprannome, per nomignolo un buon numero, per nome, pochi. La medaglia d’argento, meritata, è motivo di soddisfazione e di orgoglio. Da parte mia un grazie al Lyons Club per la sua bella iniziativa e quant’altri si sono adoperati per far avere alla popolazione di Volterra questo conferimento.

Pro Volterra, FERNANDO GEMIGNANI
La Porta all’Arco, in rivista “Volterra”