Un luogo che rappresenta la quintessenza del mistero e delle favole: il castello del Volterraio svetta solenne sui territori dell’oriente elbano, e ne custodisce la memoria.

Il complesso architettonico militare di Monte Volterraio situato sull’Isola d’Elba svolgeva funzioni di avvistamento ad ampio raggio lungo il tratto costiero settentrionale dell’isola e verso il mare prospiciente; quando la zona entrò a far parte del granducato di Toscana, la fortezza fu integrata, seppur ubicata in posizione isolata, al sistema difensivo che veniva allestito dai Medici nel cuore della cittadina di Portoferraio.

La fortezza del Volterraio, che si presenta sotto forma di imponenti ruderi alla sommità dell’omonimo poggio, si articola a pianta esagonale ed è caratterizzato da strutture murarie interamente rivestite in pietra, alla cui base sono visibili in alcuni punti tracce di più antiche mura di epoca etrusca e romana. Nonostante lo stato di rudere, è ancora oggi visibile parte dell’aspetto imponente che originariamente caratterizzava il complesso difensivo.

Secondo numerose congetture, il castello medievale sorge su strutture ben più antiche, di epoca etrusca; il passato ritrovamento, lassù, di una moneta volterrana con Giano bifronte e la scritta retrograda «Velathri» – il nome etrusco di Volterra – potrebbe avvalorare quest’ipotesi.

E qui inizia il problema della derivazione del toponimo elbano «Volterraio».

Durante il medioevo questa splendida fortificazione è citata come «Monte Veltraio»; in particolare, una carta del 1305 sui pagamenti ai castellani di Montemarsale e del Volterraio («Comune di Pisa», 83, 14 r.) riporta in latino: «castri Montis Veltrai insule Ilbe» (ovvero «della fortificazione di Monte Veltraio dell’isola d’Elba»).

Il toponimo medievale «Veltraio», secondo il latinista Remigio Sabbadini che conosceva l’esistenza di un altro «Monte Veltraio» presso Volterra, «si confronta opportunamente col nome identico di un monte vicino Volterra, che nei documenti dal 970 in qua è chiamato “Veltraius”, “Voltraius”, “Vultrarius”. Ciò significa monte dei “vultures” ossia degli “avvoltoi”». Ma all’ipotesi etimologica degli avvoltoi, nel 1923, si ribella il poeta elbano Mario Foresi: «A noi vien fatto di notare che (…) neppure gli avvoltoj (rapaci delle grandi altezze e dei climi freddi) hanno mai pensato a fare il nido, fosse pure, sul Monte Capanne.» Una decina d’anni dopo, l’insigne glottologo Silvio Pieri conferma l’etimologia ornitologica dal latino «vulturem», accusativo di «vultur», «avvoltoio».

Lasciando per un attimo le ali degli avvoltoi, ecco all’orizzonte un’altra ipotesi etimologica tanto debole quanto cronologicamente inaccettabile. Secondo alcuni eruditi elbani del Novecento, «Volterraio» – che in tal forma è attestato dopo l’era pisana – sarebbe derivato dall’origine volterrana del capo costruttore Vanni Rau, il quale nel 1298 venne effettivamente inviato dalla Repubblica di Pisa per fortificare alcuni siti dell’Elba; peccato che, proprio negli stessi anni, come si è visto, il castello fosse già noto nella forma «castrum Montis Veltrai».

Da approfondire, ma un nesso tra Volterra e l’Elba sembra davvero esserci.

© Silvestre Ferruzzi
“Castello del Volterraio” in Casteintheworld.com
“Volterraio: un nome, tante interpretazioni” in Elbareport.it