Eccoci qui – disse Giorgio, quando la bella brigata si fu riunita davanti al cancello principale dei giardini pubblici.
– La giornata è meravigliosa. Che ne direste di una camminata verso la Bicocca? –
A questo punto cominciarono i guai. Un no clamoroso accolse il progetto di Giorgio.
– Fate voi, allora – dichiara Giorgio, un poco offeso, ma disposto, per amore della campagna, ad accettare la meta che i compagni avessero indicato.

Apriti cielo! Non fu una la meta indicata, ma sette, gridate in coro dai compagni: – Andiamo a Baggio! Andiamo a Lambrate! Andiamo al Porto! – e così via.
Conclusione: gli otto amici non andarono in nessun posto e si separorono dopo una mezzoretta di discussioni piuttosto accese, senza quasi salutarsi».

Questa breve parte di «Una gita mancata» mi ha fatto ritornare a mente le vecchie scampagnate volterrane, le quali – però – oltre a richiedere anch’esse la gamba buona ed amore per la campagna, non si svolgevano mai nella incertezza, come è avvenuto fra Giorgio ed i suoi amici, perché avevano sempre una data ed un itinerario fissi. Erano tradizioni che immancabilmente ricorrevano e non c’era bisogno di tanti accordi preventivi, perché, alla solita ora, i partecipanti alla scampagnata si ritrovavano per strada diretti al luogo consueto. E badate bene che non si trattava di qualche gruppo sporadico, ma vi era una partecipazione di massa, che certamente può sorprendere chiunque ne senta parlare.

Per tali tradizioni non esistevano esclusioni dì sorta e, per questo, qualcuno intende affermare che, allora, vi era più fraternità, più semplicità e, quindi, più spontaneità. Mentre oggi, sempre secondo il parere di qualcuno, l’individuo, a seguito del mutato concetto del divertimento, può definirsi un «anarchico individualista» perché rifugge le tradizioni di un tempo, con un risatino ironico, quasi da considerare quelle scampagnate delle baggianate.

Io non sono di questo avviso, perché la fraternità, la semplicità e la spontaneità allora venivano di conseguenza al continuo e costante contatto umano, mentre oggi vi è un diverso criterio di orientamento nel trascorrere il tempo libero.

I divertimenti di un tempo, infatti, erano pochissimi e costosi e, quindi l’individuo si accontentava di quel poco che i suoi mezzi gli consentivano. Oggi, invece, le diverse e più consistenti disponibilità dell’individuo, consentono la settimanale gita al mare o in montagna. Oppure il week-end in campagna, a pesca lungo un fiume od altro, purché si tratti di un qualcosa di diverso dalla stressante vita giornaliera.

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Lasciando ad ogni lettore la libertà di un proprio giudizio, è mia intenzione rievocare le scampagnate volterrane, cioè quelle tradizioni cambiate o addirittura scomparse.

Le più importanti scampagnate, per la massiccia ed entusiastica partecipazione della popolazione volterrana, avvenivana il 1° maggio e il lunedì di Pasqua.

La festività del 1° maggio assumeva un particolare colore politico. A tale manifestaziane, infatti, partecipava perfino la fanfara, denominata «Il risveglio» di ispirazione socialista. Era questo un complesso musicale in netta concorrenza con la banda comunale, che accompagnava sia all’andata che al ritorno i partecipanti alla scampagnata al suono degli inni dell’Internazionale e dei Lavoratori. La meta preferita era la località «Il Giardino», in frazione di San Girolamo, situata nel tratto che dalla villa ex lnghirami va fino a S. Finocchi.

In tale scampagnata, dopo aver assistito al comizio politico, i partecipanti consumavano la merenda per poi dedicarsi a qualche divertimento collettivo.

Altra meta scelta, in alternativa a «Il Giardino», era la zona di Poggio alle Croci.

Alla sera i partecipanti rientravano in città al seguito della fanfara e il corteo veniva per lo più sciolto dall’intervento della polizia, perché simili manifestazioni non erano gradite dalle autorità di allora. Dopo l’avvento del fascismo, la festa del lavoro fu abolita e sostituita con il 21 aprile, natale di Roma.

Come ho detto, anche in occasione della festività di Pasquetta i volterrani partecipavano a tale scampagnata, dando ad essa puro carattere familiare o di comitive organizzate per il ballo, divertimento questo assai sentito, che veniva allietato dal suono di un organetto, di quelli da vera festa campagnola, o più tardi – dopo gli anni trenta – di un grammofono, di quelli a carica e con il ben noto «trombone».

Chi non partecipava al ballo, si dedicava al gioco della «buchetta», consistente nel lanciare una palla di ferro per farla entrare nelle buche alle quali erano attribuiti più punti. La posta in palio era quasi sempre una bella bevuta di vino. Le ragazze che erano troppo giovani per partecipare al ballo, si dedicavano invece alle «pisciangole», cioè all’altalena di oggi, che avveniva tramite una corda legata alle due estremità ad un robusto ramo di castagno. I bambini, infine, si dilettavano alla vasca dei pesci rossi.

Verso il 1936, cioè dopo la guerra di Etiopia, la scampagnata presso «Il Giardino» cessò e fu sostiutita da quella di Santa Margherita. Anche in questa località i partecipanti erano assai numerosi e occupavano la zona che dalla omonima Villa va fino in Era.

In tale scampagnata i partecipanti si limitavano però alla passeggiata nel raggiungere la meta e nella consumazione della merenda, poiché il ballo era proibito.

Dopo l’ultimo confitto mondiale, l’orientamento dei volterrani cambiò ancora e per la scampagnata la meta preferita fu Poggio San Martino, sulla cui sommità fu costruita anche una pista da ballo. Ma questa cessò dopo pochi anni, senza che avvenisse più alcuna scampagnata con partecipazione di massa, in quanto la motorizzazione influì in via definitiva a diversi orientamenti.

Anche il martedì dopo Pasqua era compreso nel calendario delle scampagnate volterrane, in occasione della festa di San Cipriano. Ma tale tradizione non ebbe particolare successo, anche perché seguiva subito quella di Pasquetta, per cui la partecipazione avveniva per lo più per i motivi religiosi di quella festa che, anche tutt’oggi, si svolge in forma solenne nella chiesa di quella frazione.

Una ulteriore scampagnata avveniva il 5 settembre, in occasione della fiera d’Era. Tale manifestazione, che si svolge lungo il fiume, nel tratto boscoso situato sotto il Poggio di Ribatti, consisteva nel gioco delle bocce, nella fiera del bestiame con larga partecipazione anche di banchi di vendita di generi di ogni tipo e con trattorie «attendate».

La manifestazione, dopo l’attuazione della riforma agraria, fu ridotta ad una effimera partecipazione.

Un’altra manifestazione campagnola avveniva l’8 settembre in località “Il Pallesse”, sita nei pressi di Balano, con il gioco delle noci. Essa si svolgeva sull’aia di detto podere e nella zona limitrofa e consisteva nell’allineare varie noci per poi cercare di colpirle con una più grossa, detta «borro». Il gioco si chiamava «scaporia», mentre la noce messa per prima nella fila si chiamava «capoccia». Dopo il tiro si aveva diritto alla proprietà di tutti i frutti posti alla destra di quello colpito, per cui colpendo la «capoccia» venivano vinte tutte le noci messe in palio.

A tale gioco seguì quello della «capretta» che consisteva in uno «zeccolo» piantato in terra al centro di un cerchio con un diametro di trenta centimetri circa. Sullo «zeccolo» veniva posta una moneta e il gioco consisteva nel colpirla con il «borro» e farla andare fuori del cerchio. Se ciò avveniva, la moneta era di proprietà del tiratore, altrimenti qest’ultimo perdeva il «borro» a favore di chi teneva il banco.

Se la moneta posta sullo «zeccolo» era un «soldo», cinque centesimi, cioè la ventesima parte di una lira, il tiro avveniva alla distanza di tre passi; se era un «diecione», cioè dieci centesimi, il tiro avveniva da sei passi; mentre se si trattava di un ventino, cioè venti centesimi, da dieci passi circa.

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Queste, anche se descritte in breve, sono le ormai tramontate scampagnate volterrane, che gli amici di una certa età ricordano con entusiasmo perché si tratta del periodo della loro ormai lontana gioventù.

Anch’io le ho ricordate volentieri per loro per dimostrare ai lettori il cambiamento di tradizioni e, quindi, di tutto un sistema di vita.

© Pro Volterra, ELIO PERTICI
Le scampagnate volterrane di un tempo, in “Volterra”