Quota: tre…zero…zero! – con questa comunicazione il Direttore di Macchina di un sommergibile, nello specifico un classe Nazario Sauro, certifica al Comandante l’arrivo alla massima quota operativa per questo tipo di unità subacquea.

Lo scafo fusiforme scorre veloce e silenzioso a quella profondità considerata abissale fino a qualche decina di anni or sono.

Al suo interno un gruppo di uomini: tecnici appassionati del loro lavoro e consci del rischio che comporta questa particolare attività marina.

Dei sommergibili classe Nazario Sauro, entrati in servizio alla fine degli anni settanta e realizzati dai cantieri nazionali Fincantieri a Monfalcone nel numero di otto unità, in quattro serie con alcune differenze strutturali tra loro, ne sono rimasti operativi solo quattro. Tra questi il Primo Longobardo, appartenente alla quarta serie.

Ma questo ha al suo interno un qualche cosa in più che lo differisce dagli altri sommergibili similari. Non si tratta di apparecchi di scoperta o navigazione, ne tanto meno di sistemi d’arma, ma di un oggetto che da precisamente vent’anni accompagna questo battello nelle profondità marine.

Erano i primi mesi del 1994 ed un mio collega, ma soprattutto amico, mi rimproverava bonariamente tutte le volte che a vario titolo tornavo a bordo di unità delle Marina Militare, lui che invece non aveva mai visitato una nave da guerra, in particolare ambiva vedere un sommergibile, unità così particolare ed evocante scenari suggestivi ed eroici.

Così volli cercare di dar seguito alle sue richieste, e percorrendo i soliti canali preferenziali fatti di conoscenze in ambiente, riuscii ad avere un permesso di visita al sommergibile Longobardo nel giorno del 19 marzo 1994 presso l’Arsenale Militare Marittimo di La Spezia.

Ci recammo a bordo nel giorno prestabilito e fummo accolti dal “Tenente” del battello, come gergalmente si chiama a bordo di sommergibili il Comandante in Seconda, l’allora Tenente di Vascello Dario Giacomin, oggi Ammiraglio, che ci fece trascorrere alcune ore volate via senza rendersene conto grazie alle sue spiegazioni sui comandi ed apparati. Interessantissima visita per chi per la prima volta saliva a bordo di questo particolare tipo di unità navale e un bel ripasso per chi aveva avuto modo di esserci stato in periodo militare e successivo.

Al termine di questa esperienza prima di lasciare il Longobardo, a ringraziamento di averci ospitati a bordo per un occasione non operativa, omaggiammo l’ufficiale di un regalo che è per un certo verso il simbolo della nostra città: una riproduzione dell’ “Ombra della Sera”.

Dopo cinque anni, sono stato per altri motivi a bordo del Longobardo, che usciva tra l’altro da importanti lavori di manutenzione ed aggiornamento o “refitting” come si dire usa in ambiente, per cui in questa occasione erano stati sbarcati tutti il materiale, componenti e suppellettili.

Durante la mia permanenza a bordo entrai anche in quadrato ufficiali per un momento di ristoro. Con mia grande piacevole sorpresa, notai che la copia del bronzetto etrusco da noi donato anni prima, era stato posto su di un mensola a paratia prodiera di quel locale a far bella mostra di sé.

Eppure l’occasione per non far ritorno a bordo ce ne potevano esser state per la statuetta: lo sbarco per lavori, lo stoccaggio da qualche parte in arsenale… invece, come mi fece notare l’allora comandante del Longobardo, Capitano di Corvetta Sergio Graziani, guai a non rimettere tutto al suo posto, compresa l’Ombra della Sera!

Se i marinai sono superstiziosi, i sommergibilisti lo sono in modo esponenziale.

Così dal 1994, esattamente da vent’anni, questa riproduzione di statuetta etrusca, con il suo sguardo apparentemente perso nel vuoto, ha partecipato a tutte le attività operative e ricreative del sommergibile Primo Longobardo.

Un pezzo di Volterra naviga a quota, “ meno tre…zero…zero!”

DATI PRINCIPALI

Dislocamento in superficie 1683 tonnellate
Dislocamento in immersione 1862 tonnellate
Lunghezza f.t. 66,36 m
Diametro max f.o. 6,83 m
Apparato Motore 3 gruppi Diesel/generatori – 1 motore elettrico di propulsione – 1 Batteria di Accumulatori divisa in due sottobatterie
Velocità in superficie circa 11 nodi
Velocità in immersione circa 20 nodi
Armamento nr. 6 tubi lancia-siluri da 533 mm, siluri Whitehead A184
Equipaggio 51 uomini

Concepiti negli anni ottanta come strumenti prevalentemente impiegabili per il contrasto alla minaccia subacquea del blocco sovietico, i sottomarini convenzionali della classe SAURO hanno subito notevoli migliorie e modifiche tecniche nel corso della loro vita, per consentirne l’adattamento alle esigenze operative del nuovo millennio. In particolare, al termine degli anni novanta, il sistema di combattimento è stato oggetto di un profondo rinnovamento con l’istallazione del sistema sonar integrato STN Atlas – ISUS 90-20 e del sistema radio IRCS con capacità satellitare. Le unità possono svolgere operazioni di sorveglianza occulta (controllo e difesa di particolari zone di mare), localizzazione, ombreggiamento ed attacco a sottomarini ed unità di superficie, appoggio ad operazioni speciali, raccolta di informazioni.

CARATTERISTICHE SALIENTI

Lo scafo resistente: di tipo a semplice scafo chiuso da calotte di estremità, lo scafo resistente è costruito in acciaio HY80 ed è suddiviso in 2 compartimenti stagni in cui sono ricavati i vari locali di bordo.

L’apparato di propulsione: la propulsione, di tipo Diesel elettrico, è strutturata su un’unica elica di propulsione mossa da un motore elettrico a doppio indotto. L’energia può essere fornita dai 3 gruppi Diesel dinamo e/o dalla batterie di propulsione a seconda dell’assetto di navigazione.

Come ogni sottomarino convenzionale questa classe è dotata di un impianto snorkel che permette di aspirare aria all’interno dell’unità, a quota periscopica, consentendo di ricaricare le batterie.

Il Sistema di Combattimento dispone di:

Sistema integrato di Comando, Controllo e Lancio Armi ISUS 90-20 della tedesca STN ATLAS Elektronik, dotato di cartografia elettronica e capace di gestire i siluri italiani A184 mod.3 della ditta WASS; Impianto SONAR ISUS 90-20 della STN ATLAS Elektronik, dotato di base conforme in media frequenza,  base circolare per sonar attivo, intercettatore in alta frequenza, sistema di rilevamento del rumore proprio; Sistema periscopico MOD.324  dell’americana Kollmorgen  dotato di intensificatore di luce e apparati di videoregistrazione; Sistema ESM BLD 727 della ditta italiana Elettronica S.p.A.; Radar MM/BPS 704-V2 della ditta SMA; Sistema di Telecomunicazione integrato della tedesca Hagenuk Marinekommunikation

© Moreno Ceppatelli, MORENO CEPPATELLI
fonte marina.difesa.it