A nessuno sfuggirà leggendo la lirica intitolata «Risveglio», l’atmosfera di festa che corre tra le sue righe, quella gioia intima che ogni uomo sente nel cuore quando, finite le brutte giornate invernali, il sole di primavera torna a scaldarlo e a ridargli fiducia. Atmosfera di festa data dai quadretti simpatici soprattutto delle ultime quattro sestine, tra cui mi piace sottolineare il brulichio dei Ponti alla sera, il chiurlo che canta nascosto tra le foglie, i ragazzi che corrono spensierati dietro alle lucciole, mentre le donne si fanno le confidenze e gli uomini ridono, urlano, gesticolano felici.

Più tardi, poi, quando tutti si sono ritirati alle proprie case, resta il poeta solo a meditare nel silenzio della notte, mentre il Viale dei Ponti, suggestivo allora come oggi, gli offre ancora una volta, la sua aria fresca e riposante. Chi va ai Ponti la sera, anche oggi a distanza di tanto tempo, ritrova infatti le stesse scene, rivive gli stessi attinti; anche se qualche cosa è cambiato, ogni volterrano va ai Ponti la sera per prendere la classica «boccata d’aria» e per trovare un po’ di refrigerio e di pace. Chi direbbe che la lirica di Marziale è stata scritta oltre quaranta anni fa, dal momento che ognuno di noi sente di potersi identificare con «chi ride, chi fa un gesto, chi fa un urlo», passeggiando allegro per il nostro viale più bello, ascoltando il chiurlo la cui voce si unisce a quella dei ragazzi che gridano: «nucciola, nucciola vien da me»?

Più nostalgica, anche se non proprio triste, l’altra poesia che mi piace proporre all’attenzione dei nostri lettori. Si tratta di un quadretto molto semplice che richiama alla memoria del poeta i pensieri di un tempo. Si sa, i ricordi portano quasi sempre con sé un po’ di nostalgia e talvolta di rimpianto, come il ricordo de «la blusina color nocciola» o dei «verdi misteri» dei prati fuori di città.

Vorrei sottolineare la felice espressione del poeta nel descrivere l’imbarazzo della ragazzina che si vede scoperta in compagnia di un uomo in un luogo come Docciola, luogo che quando Marziale scriveva, doveva sembrare di completa perdizione.

Giuliano Bocci

COSE PASSATE

Me ne ricordo come fosse ieri:
uscito dalla porta di Docciola,
vidi baciarsi, in quei verdi misteri,
un color nero ed un color nocciola.

E tu, confusa e rossa, ad occhi bassi,
forse pensavi ch’io lo raccontassi…

Sono trascorsi gli anni ed hai sposato
(non chi badavi in quei verdi misteri);
ora che ti ho rivista, del passato
alla memoria tornano i pensieri…
rivedo lui, la porta di Docciola,
e la blusina tua color nocciola.

RISVEGLIO

Coraggio! Or siamo alle giornate buone
e finalmente si ripiglia fiato;
quest’anno l’invernaccio buscherone
ci ha fatto già scontare ogni peccato:
se seguitava a piovere e a soffiare
ci rifilava tutti a civettare.

Or che davvero il sole ci riscalda,
posiam l’ombrello e ripigliam la mazza;
si gira, si va a bere l’acqua calda,
si va a vedere il giocoliere in piazza,
e la mattina presto chi è levato
corre a veder l’infamia del mercato.

Si vedono la sera i cittadini
a giro colla sposa e col bebè;
col ciuco – e con le botti i contadini
vengono la notte a prendere il caffè;
tornan gl’insetti al nostro godimento,
torna l’acchiappamosche in movimento.

Alle finestre tornan gli stoini,
i bottegai rimettono la tenda;
le comitive cavano i quattrini,
vanno a Montebradoni a far merenda.
Oh, splendido mangiare all’aria fìna
insieme al cane, al gatto, alla gallina!

Torna la sera ai Ponti il brulichio
di gente d’ogni sesso e d’ogni età;
e ora poi, con tutto quel lucìo,
vorrei saper chi è che non ci va:
chi va per distrazion, chi si rinfresca,
chi cerca i maialini per la pesca.

Le donne si raccontano le doglie,
chi ride, chi fa un gesto, chi fa un urlo,
mentre lassù nascosto tra le foglie
ogni tantino si risente il chiurlo,
e dietro ad una lucciola che vola
urlan tutti i ragazzi a squarciagola:
Nucciola, nucciola vien da me,
ti darò pane e bé…

E quando, a sonno pieno sotto i tetti,
l’aria dei Ponti vado a rigodere,
io penso a tanti cari diavoletti
che sogneranno il soldo nel bicchiere;
e penso a voi, fanciulle innamorate,
povere nucciolette addormentate…