C’è un momento, quando si ha qualche minuto libero, in cui ci si ritrova a passeggiare per Piazza dei Priori, immersi nell’ombra maestosa del Palazzo che domina la città. Il vento qua gioca con il gallo segnavento, che oscilla incerto tra nord e ovest, e la scena che si svela sotto di esso è simile tra le folle che si muovono incerti in un balletto confuso: turisti che si aggirano, esitanti, con lo sguardo perso come se cercassero qualcosa che sembra non esserci.
Li vedi che si fermano, consultano la mappa, sfogliano la guida turistica con espressioni perplesse, poi, esasperati, chiedono a un passante: “Ma dov’è la fontana sotto la torre dell’orologio?”. Spesso con lo smartphone avvalorano una tesi di esistenza mostrando qualche immagine, però il risentimento sui loro volti si fa visibile quando scoprono che quella fontana non esiste. Non è strano che si sentano ingannati, ma dopotutto, per quanto i libri ambientino una parte di Twilight qui a Volterra, il film è stato girato a Montepulciano. Fu preferito per lo più per questioni logistiche e scenografiche.
Eppure, per chi viene a Volterra sulle tracce di Edward e Bella, c’è ancora una magia da vivere. Camminando per le antiche vie, è possibile rivivere le atmosfere di New Moon, dove l’arte e la storia millenaria della città si fondono con l’immaginario di Stephenie Meyer. Forse la fontana non c’è, ma la bellezza e il mistero di Volterra continuano a essere una cornice perfetta per quella fantasia.
Dunque, per chi volesse ripercorrere il ventesimo capitolo di New Moon e individuare i luoghi volterrani frequentati dai protagonisti del romanzo, citiamo qualche passo del capitolo annotandovelo di informazioni extra.
1 Il Viaggio si estende da Firenze a Volterra. In prossimità di Volterra, effettivamente si comincia a vedere l’imponenza della città che si erge su di un grande poggio. Guglie e mura fanno riferimento alla maestosa fortezza medicea, con torrioni e camminamenti, che occupa il punto più alto della città.
2 La città viene spesso abbellita da bandiere. Non solo rosse, ma di tutti i colori. Quando succede è perchè siamo nel periodo nell’anno contradaiolo.
3 A Volterra, in riferimento a San Marco, esiste una odonomastica in Borgo San Giusto nei pressi dei calanchi delle Balze. Un santo sì, ma mai amato dai volterrani. San Marco non è il patrono di Volterra, il vero patrono è San Giusto del XI secolo. Il patrono della città è ancora venerato e la festa in onore ai Santi Giusto e Clemente è tutt’ora sentito e onorato il 5 Giugno con tutta una serie di celebrazioni ed eventi particolarmente folcloristici dal sapore medievale. Ecco dunque un altro errore, il patrono di Volterra non viene festeggiato il giorno 15. Mano al calendario San Marco viene onorato in Italia il 25 Aprile.
4 Riconferma quanto detto nella nota 1, i torrioni della fortezza medicea si fanno più imponenti nell’avvicinarsi alla città. Le mura medievali invece delineano il centro storico che si estende lungo la sommità del colle.
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5 Venendo quindi da Firenze, la strada è la stessa per chi viene da Siena. Raggiunto Borgo San Lazzero le due ragazze proseguono lungo Viale Garibaldi e Viale Trento e Trieste che termina con una salita ripida frequentemente congestionata dal traffico per via del crocevia che si presenta successivamente. Siamo vicini ad una porta di accesso del centro storico, che trafigge con un tocco d’arte medievale l’antica cinta muraria presente alla loro sinistra.
6 Sbagliato! Non è l’unico accesso della città, ma l’affermazione la perdoniamo comunque: Volterra non è così chiara da comprendere.
7 In prossimità della porta di accesso ci sono numerosi parcheggi che affiancano le mura della città. Bella può aver visto ad esempio il Parcheggio di Piazzale Boscaglia e i turisti appiedati provenienti dal Parcheggio di Vallebuona.
8 Il vento. Volterra, non a caso, è stata nominata dal poeta scrittore D’ANNUNZIO “Città del Vento e del Macigno.” Sul poggio il vento è gelido e molto forte, scompiglia i capelli, alza la terra, genera turbini d’aria. Stephanie Mayer ha descritto con grande accuratezza e precisione la temperatura tipica della città.
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9 La Porta di San Francesco. Molto antica e veramente bella.
10 Una volta entrati nel centro storico e lasciate alle spalle le mura della città, le strade si fanno strette. Gli edifici dal sapore medievale e rinascimentale contornano un selciato di pietra panchina. Sono in Via San Lino.
Svoltò in una stradina poco adatta alle auto11; spaventò i pedoni, costretti a rifugiarsi sulle porte delle case mentre gli sfrecciavamo davanti. Sbucammo su un’altra strada12. I palazzi erano più alti: svettavano vicinissimi e facevano da schermo alla luce del sole, mentre le bandiere rosse che garrivano sulle facciate quasi si toccavano. La folla era ormai una calca. Alice frenò. Aprii la portiera ancora prima che ci fermassimo. Mi indicò il punto in cui la strada si allargava e sfociava in uno spiazzo illuminato. «Ecco il lato meridionale della piazza. Attraversala, vai dritta fino alla destra della torre campanaria. Io cerco un’altra strada…»13
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11 All’estremo opposto di Via San Lino si presenta un bivio con due strade che, chi prima e chi dopo, portano entrambi in Piazza dei Priori. Dunque, tra Via Ricciarelli e Via Franceschini, Alice imbocca la strada meno veloce e decisamente meno adatta al passaggio delle macchine.
12 Via Franceschini si presenta tutta in salita, e arrivati alla sommità svoltano a destra imboccando Via Roma.
13 I palazzi di Via Roma sono molto alti. Notano subito Palazzo Allegretti, il Palazzo Vescovile e il Campanile. Alice dice a Bella di proseguire verso la destra della torre campanaria, ovvero di proseguire tutta Via Roma fino a che non incontra un crocevia; all’incrocio, la strada di destra si affaccia nella grandissima Piazza dei Priori.
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14 Attenzione: se provate ad imitare la corsa guardate dove mettete i piedi! Il selciato è molto disconnesso.
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15 Finalmente la torre dell’orologio. Ecco, l’imponente Palazzo dei Priori.
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16 Falso! Con grande dispiacere per i lettori la fontana non esiste e mai è esistita.
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17 Avendo di spalle il Palazzo dei Priori, sulla destra, a pochi passi dal marzocco, è possibile notare un vicolo molto buio e malmesso di tre metri per trenta di strada: il lato B umido di vecchie abitazioni del centro storico. Edward è proprio qui dentro. Vicolo Mazzoni, sebbene sia nella vicina e centralissima Piazza dei Priori, è una via decisamente poco frequentata. Prima che acquisisse popolarità, ricevuta dal libro di Stephanie Mayer, lo sdrucciolo aveva una funzione molto più pratica di comodo vespasiano. Ancora oggi, tra residenti, se si vuole parlare di questa strada l’appellativo comune è “il pisciatoio”.
18 Entrando in vicolo Mazzoni l’odore di urina è forte. Le feci dei piccioni completano il quadro. Il tombino esiste davvero, sporge dal manto stradale ed ha una forma circolare: sembra proprio un passaggio per qualche sotterraneo. Non vi è nessun cunicolo reale ovviamente, ma nella storia si accede ai sotterranei di Palazzo Viti.
19 Dai sotterranei i vampiri risalgono tramite comodi ascensori. La descrizione dell’arredamento della sala a cui giungono suggeriscono i locali del Palazzo Viti, bellissimi e aristocratici.
CONCLUSIONI FINALI
Come è possibile comprendere dalle note, realtà e finzione si mescolano continuamente in uno scambio che disorienta. A creare ancor più confusione è senz’altro il film cinematografico che vede una finta Volterra in Montepulciano, poichè Hollywood non trovò nella vera Volterra i requisiti tecnici giusti per girare le scene finali di New Moon.
Non sia mai che una città possa cambiare e rigirarsi come una frittata, mostrando improvvisamente un nuovo profilo, ma Volterra da oggi è anche la capitale dei vampiri. La sede dei Volturi.



