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Per non perdere il calendario

All’insegna della cartoleria Sbiombi (a Firenze, in faccia al Fisco) si vendevano anche calendari a pendolo, molti anni fa.

La massaia lo comprava per appenderlo nel salotto bono e i familiari lo consultavano, se e’era qualcuno in casa che sapeva leggere e fare di conto. Altrimenti se lo facevano leggere da altri per farsene memoria. Oggi sono irreperibili simili calendari, anche perché l’insegna non c’è più. C’è rimasto solo il Fisco (con rispetto parlando) che ha resistito a tutto e a tutti e che resiste tuttavia.

Sono riuscito però a consultare il Calendario fiorentino per l’anno bisestile 1840. Lo custodisce Giorgio Baldini nel salotto bono, ed è interessante e divertente riportarsi al tempo.

Vi si rileva che il 1° gennaio era mercoledì e giorno di Gala, come la domenica 19 aprile, Pasqua di Resurrezione. Nessun’altra Gala era prevista: neppure per Natale.

Il giorno 29 febbraio era lasciato alla liberalità dei tipografi, che componevano i nomi a vanvera: l’anno 1840 portò Beata Villana: molti anni dopo il tipografo volterrano Alfredo Morelli vi fece figurare S. Alfredo.

In evidenza venivano messi gli onomastici ed i compleanni di S. A. Imperiale e Reale il Granduca e di S. A. I. e R. la Granduchessa la quale avrebbe preferito non far sapere che il 19 dicembre compiva gli anni; ma la boria era più forte di lei e ci gongolava se glielo mettevano in evidenza.

Era previsto il Berlingaccio, le Tempora, le Vigilie, la Quaresima per la quale i Vescovi pubblicavano a parte norme e indulti per i condimenti.

E poi figuravano le partenze e gli arrivi delle diligenze. Da Volterra partiva per Firenze il martedì e il giovedì, con passeggeri e posta. Le lettere fuori Toscana dovevano francarsi: Le lettere contenenti fogli di valore pecuniario o denaro in moneta dovevano essere rimesse per consegna; se ritrovate nelle buche non avevano corso. Tutte le lettere per consegna dovevano essere presentate all’uffizio di affrancatura, mezz’ora prima di quella stabilita per la partenza.

Il tempo correva tranquillo. I soliti bene informati uscivano in fila dalla farmacia o dal bar per andare alla Spalletta dei Ponti per l’arrivo della diligenza. Solo Barsanti però non era tranquillo, insegnava al Collegio di S. Michele e studiava con Matteucci come convertire in forza motrice un miscuglio gassoso per mezzo della scintilla elettrica. E ci riuscì ma i Volterrani lo rilevarono appena.

E così l’equilibrio tranquillo dei Volterrani non fu turbato neppure dall’avvento del motore e neppure è turbato oggi al pensiero che gli abitanti del Comune sono in continua diminuzione.

Però, ogni quattro anni, si turbavano e si arrabbiavano i Volterrani. I più vecchi (più navigati, più sapientoni) ritenevano che il bisestile portava un giorno di freddo in più. I più giovani (per darsi aria di saperne più di loro) opinavano diversamente. E’ un dilemma che ci hanno lasciato in eredità.

© Pro Volterra, GIOVANNI BATISTINI
Per non perdere il calendario, in “Rassegna Volterrana”