Novelle Nere: Il lupo mannaro

La vita a Monte Voltraio scorreva tranquilla; già da tempo erano finite le cruenti dispute con il vicino comune di Volterra. Anche se il piccolo centro aveva dovuto rinunciare all’autonomia, non c’erano più morti violente a far piangere gli abitanti. E’ pur vero che qualche incidente accadeva e la Morte continuava a portarsi via persone nei modi più strani; la notte della domenica dopo la santa Pasqua dell’anno Domini 1258 Egidio era precipitato dal Balco troncandosi l’osso del collo, circa un mese dopo Bonifacio aveva sgozzato la moglie e un mercante di stoffe di S. Gimignano. All’inizio dell’inverno Gosto era stato sbranato dai cani e dopo un po’ di tempo Sara la vedova non era più tornata da un giro nel bosco. Invece il mese dopo Pio fu in parte ritrovato presso il suo orto, di lui non era rimasto che il lato destro del corpo. E pensare che era passato il Santissimo Natale solo da tre giorni! Quando la neve si sciolse verso la metà di febbraio, fu rinvenuto anche il cadavere di un viandante; era stato assalito e smembrato. All’inizio del mese successivo il consiglio si riunì e fu deciso che i cacciatori della zona dovevano mettersi alla ricerca dei lupi e dei cani selvatici che portavano tanto orrore nella zona; per ogni pelle sarebbe stato dato un mastello di grano.

Era strano, ma la caccia non dette l’esito sperato, nemmeno un chicco di grano fu scambiato con una pelle. Verso la fine del mese due cacciatori trovarono una gamba, poi il tronco, poi la testa di un giovane che tuttavia non risultò essere di quei posti.

Non dico che a Monte Voltraio fosse arrivata la paura, ma si può dire che ormai nessuno usciva più di casa quando il sole tramontava. Quelle bestie maledette dovevano essere prese ed esposte nella piazza davanti alla torre! Adimaro, il miglior cacciatore della zona, tuttavia non era convinto; un lupo che avesse quei comportamenti non lo aveva mai visto. Secondo lui non era possibile che un simile animale, anche se in branco con altri della sua razza, facesse uno scempio così grande delle sue vittime.

Chissà se Adimaro, prima di essere sventrato e fatto a pezzi alla fine di marzo, ebbe la possibilità di vedere chi era il suo carnefice!

Nella pieve di S. Giovanni, tra incenso e salmi, si cercava di richiamare l’attenzione di Nostro Signore Domine Dio, della Madonna Santissima e Reverendissima, di tutti i Santi, Angeli e anime caritatevoli per porre rimedio a queste aggressioni. Dal cielo le suppliche furono ascoltate e alla metà di Aprile Bernardo, figlio di Bernardo, scaricò in piazza, davanti alla torre la carcassa di un grosso lupo che lui aveva ucciso dopo una cruenta lotta.

Al prode furono tributati onori, i mastelli di grano diventarono tre, ma soprattutto l’uomo fu da tutti riconosciuto come il più bravo cacciatore della zona.

Bernardo dette prova di grande modestia, non volle raccontare della lotta, non si gloriò con gli altri uomini per come era riuscito a scovare il lupo, non ammise mai di essere un grande cacciatore.

In fondo Bernardo non poteva raccontare niente, lui il lupo lo aveva trovato già morto sul greto dell’Era una mattina all’alba e dopo averci pensato aveva ritenuto opportuno sfruttare la situazione e avere il grano in cambio della pelle dell’animale. Lui avrebbe voluto raccontare ogni cosa, ma tutti quei complimenti, tutto quel rispetto, perché rinunciarvi?

Si cominciò a pensare che l’incubo era finalmente concluso. Tutto tornava alla normalità, se non che quasi alla fine del mese Bernardo scomparve.

La sua famiglia e i suoi amici lo cercavano ormai da diversi giorni, ma di lui non c’era traccia. Si sapeva solo che era andato a caccia nella foresta nelle macchie vicino all’Era. La speranza di trovarlo, con il passare dei giorni si era affievolita e la sua scomparsa era stata dimenticata. Sicuramente era caduto in un crepaccio o in un tonfo del fiume; Bernardo era un grande cacciatore, ma non aveva mai imparato a nuotare. Che lo avesse sopraffatto una belva era poco probabile, tutti si ricordavano come era ridotta la carcassa del lupo, era quasi impensabile che un uomo normale avesse potuto troncare la schiena di quell’animale a quel modo. Solo il figlio lo cercava ancora, non si era rassegnato al fatto che suo padre, un esperto conoscitore dei posti, si fosse perso. Non era possibile che quel grande uomo fosse scomparso nel nulla.

Doveva a tutti i costi ritrovarlo.

Galgano si immaginava suo padre impegnato in scontri paurosi; con terribili lupi decisi a vendicare il capo branco, con un orso enorme come quello che aveva visto in gabbia nella piazza del paese, con una banda di terribili assassini. Forse suo padre era rimasto ferito e lui doveva aiutarlo. Galgano era un ragazzone di dodici anni, forte come un toro, ma corto di comprendonio a causa di una febbre maligna che lo aveva colto all’età di otto anni dopo essere stato morso da un cane randagio. Le sue ricerche per giorni e giorni erano state inutili, poi finalmente una mattina lo trovò.

Avrebbe preferito non essere lui a trovarlo, lo spettacolo che gli si presentò davanti agli occhi era orribile. Il cadavere del padre era riverso a terra. Era stato sbranato; il suo ventre era aperto, le viscere erano sparse tutto intorno; la disperazione fu tale che il ragazzo d’istinto si gettò sul padre e provò a scuoterlo.
Quello che provò in quel momento fu raccapricciante.

All’improvviso, rivide davanti a se suo padre che gli sorrideva felice.

L’uomo era felice perché suo figlio, quando ormai anche le ultime speranze in un aiuto sembravano perse, lo aveva finalmente trovato permettendogli di prendere la via per tornare a casa.

Bernardo raccontò di essere caduto malamente in una fossa profonda mentre inseguiva un capriolo che avrebbe fornito una buona scorta di carne per la sua famiglia. Ormai l’uomo doveva dimostrare a tutto il paese la sua bravura di cacciatore, ma in fondo lui era sempre stato un normale contadino, non era preparato per sostenere questa nuova parte e così era stato imprudente. Senza conoscere la zona, si era lanciato in una folle corsa per inseguire la preda. Mentre correva, stringendo l’arco, con cui negli ultimi giorni si era molto esercitato lontano dagli occhi di tutti, pensava al suo nuovo trionfo e, compiaciuto, valutava se fosse giusto regalare qualche pezzo di carne anche agli altri; la caduta fu improvvisa e rovinosa e l’osso della gamba destra cedette procurandoli un dolore così intenso da farlo svenire. Quando riprese i sensi si rese conto della sua situazione e pianse disperato, poi il suo buonsenso di contadino gli permise di resistere tutti quei giorni. Mangiò alcuni topi che frequentavano la zona, bevve acqua piovana e si stecco la gamba con dei rami trovati in fondo alla fossa.

La notte era dura, i rumori della macchia gli facevano paura, ma Bernardo riuscì a starsene tranquillo: il lupo mangiatore di uomini non si faceva vedere da molto tempo.

Con sforzi incredibili i due impiegarono tutto il pomeriggio per uscire dalla fossa, la forza di Galgano fu determinante, ma tutto fu molto complicato.
Era quasi notte. Padre e figlio, forti della loro compagnia, avevano il solo desiderio di lasciare quel posto, ma durante il difficile cammino verso il ritorno, il ragazzo iniziò a sentirsi strano.

Un odore intenso gli stimolava i sensi, un odore che era difficile da spiegare, ma che lo eccitava.

Percepiva ogni singolo rumore della foresta, i suoi occhi vedevano anche quello che il padre non percepiva.

Era la sua notte e si sentiva invincibile.

Il suo corpo stava cambiando, le sue membra stavano esplodendo, la sua testa pulsava.

Fu allora che il padre si girò rendendosi conto che qualcosa di strano stava succedendo vicino a lui.

Chiese al figlio che cosa stesse accadendo e in risposta ebbe solo brontolii, poi la grande luna piena usci da una nube scura inondando tutto di luce. Bernardo vide colui che avrebbe dovuto essere suo figlio.

Galgano stretto al corpo inerte del padre vide la propria immagine riflessa nei suoi occhi dilatati. Non era quella che spesso aveva visto riflessa nell’acqua dell’Era, quell’immagine era la figura di una bestia. Non provava più alcun sentimento verso quell’ammasso di carne nel buio, ma un irrefrenabile istinto animale, e solo allora il ragazzo riuscì inorridito a staccare le mani dal corpo martoriato del padre.

Capì cos’era successo. Tutto era chiaro adesso: lui era l’orribile bestia che da qualche tempo portava orrore e morte in quelle zone.

Tornò a casa dopo aver sepolto i resti di Bernardo e non rivelò alla madre il terrificante segreto del quale era venuto a conoscenza, anzi la convinse che il padre era certamente scappato con un’altra donna.

La mattina dopo il ragazzo, salutata la madre e i fratelli, prese alcuni panni, il cappello di feltro, il mantello pesante e abbandonò per sempre Monte Voltraio per andare in cerca di fortuna nelle terre vicine.

Durante quella notte insonne nel folto della macchia un solo pensiero lo accompagnò:
quando sarebbe stata nuovamente luna piena?

© Stefi Salvadori, STEFI SALVADORI
Il lupo mannaro, in “Novelle Nere: storie di una Volterra magica e antica”

Lascia un commento