di Cecilia Guelfi

Rampa della Crocina



È la strada che scorcia il tragitto per andare al cimitero urbano per chi va a visitare i propri morti. La via, se non fosse per il vicino luogo di sepoltura, è una caratteristica strada in mezzo alla campagna, con alberi di cipresso che la contornano.

Ma la via è celebre soprattutto per un edificio religioso lì collocato.

In origine il tratto in cui si trova la “Chiesina per lo scorcio di Marione” – così comunemente è conosciuta dai volterrani – era l’inizio della strada che da Volterra conduceva a Firenze. La strada scendeva dal podere “Lecceto”, proseguiva lungo le pendici di “Poggio alla Fame”, giungeva in Era, continuava attraverso la fattoria di Cozzano, saliva verso la “Striscia”, passando da “Casa Marzi”. La chiesetta quattrocentesca, ancora visibile, con portico, presenta una mezza esedra davanti, sovrastata da cipressi e, all’interno, la nicchia dove si intravede l’immagine della “Madonna del Livido”. La volta di questo Oratorio era dipinta a fresco a grottesca di frutti da Baldassarre Peruzzi. Il presepe e le altre pitture ai lati del tabernacolo sono state ancora attribuite al Peruzzi, ma la mano sembra più antica e di minor pregio. Il presepe, nel 1823, per l’ignoranza del prete, a cui era affidata la custodia della piccola chiesetta, ebbe la medesima sorte delle pitture delle volte e fu imbiancata.

L’Oratorio della Madonna del Livido e il tabernacolo con l’immagine di Maria con Gesù bambino, ha creato molte indecisioni tra gli storici che non concordano né sulla ubicazione del tabernacolo, né sulla data in cui l’immagine della Madonna fu presa a sassate, né sul nome della locanda in cui l’iconoclasta passò la giornata, né infine, sull’attribuzione dell’affresco.

La storia e la tradizione popolare raccontano che il tabernacolo si trovasse sulla parte sinistra della strada, in una nicchia dove ora è una croce. La tesi è sostenuta dal ricordo degli anziani che avrebbero visto tracce di colori facenti parte dell’edificio che abbelliva il tabernacolo stesso.

La Madonna del Livido si chiama così perché, intorno al 1470, un contadino abitante alla Striscia, scaraventò contro l’immagine sacra dei sassi. Infatti il contadino, dopo aver trascorso, nell’Osteria della Corona, l’intera giornata a giocare “al gioco novello”, e dopo aver perso tutto il denaro a sua disposizione, riprese la via di casa. Particolarmente irritato per quanto gli era capitato, una volta giunto davanti all’immagine della Vergine, scagliò tre sassate contro la Madonna. I colpi che raggiunsero il viso e la mammella sinistra della Vergine e il viso del Bambino assunsero subito il colore del livido come se fosse stata colpita la carne e non l’icona. La punizione di Dio però non tardò ad arrivare e il giocatore, proseguendo la strada, imprecando ripetutamentc contro Gesù, la Madonna e i Santi, giunto vicino alla chiesa di S. Ottaviano, fu inghiottito dalla terra che improvvisamente si aprì, seppellendolo vivo. L’avvenimento venne subito considerato prodigio e la ricorrenza venne immediatamente festeggiata con grande solennità, tanto che Dorotea di Iacopo Borselli, moglie di Ottaviano Incontri, assegnò il terreno per la costruzione dell’Oratorio e Comune e Magistratura le si affiancarono per stanziare soldi per erigere la fabbrica. E sulla porta dell’Oratorio un’epigrafe ricorda il fatto:

IN SACRILEGUM PERCUSSOREM

ARDITISSIMUS LUXOR

DILAPIDATIS HUMANIS

UT ET DIVINA DILAPIDARET

DEI PARAM CUM PROLE

LAPIDAVIT

SED QUI TRIPLICI LAPIDIS ICTU

ADORANDOS SUPEROS EST

ADORTUS

TERTIO AD HINC LAPIDE

PROPRE DIVI OCTAVIANI

REPENTINO TERRAE HIATU

DETRUSUS AD INFEROS CEU LAPIS

SUB LAPIDUM ACERVO

TUMULATUR

A. MCCCCLXXI

Dall’epigrafe sembrerebbe che il fatto miracoloso sia accaduto nel 1471. Certamente è un due luglio, ma quasi sicuramente non il 1471 se è vero, come lo è, che nel 1470 la signora Dorotea donava il terreno per la costruzione dell’Oratorio e che il 22 settembre 1470 veniva approvato, con delibera comunale e vescovile, lo stanziamento di L. 150 e che, il 27 agosto 1471, fu previsto un altro stanziamento per completare il tetto della cappella. E ovvio quindi che la data dell’incidente deve essere spostata presumibìlmente al 1469 e che il 1471 sia l’anno della costruzione dell’Oratorio. L’immagine della Madonna con il Bambino fu, in seguito, arricchita con i fatti principali della vita della Vergine, dipinti dal concittadino Baldassarre Peruzzi e conservati fino al 1824, quando furono cancellati con l’Intonaco bianco. Un tempo si poteva ammirare sul fondo la Vergine con il Bambino recinto da una ghirlanda e tre serafini che la sorreggevano, mostrando i simboli della castità e del candore. Negli sguanci laterali quattro santi in piedi, opera di Mariotto d’Andrea da Volterra e, nel superiore, il Redentore adornato da quattro serafini volanti. Annibale Cinci attribuisce l’affresco a Iacopo Orcagna e Niccolò Lamberti che, nel 1383, dipinsero I’Annuncìazione nel Palazzo dei Priori. E quindi probabile che il tabernacolo esistesse già prima del XV secolo. Ma è pure probabile che l’autore sia Taddeo di Bartolo, pittore senese che, vissuto tra il 1363 e il 1422, potrebbe aver realizzato l’opera.

© Pacini Editore S.P.A., CECILIA GUELFI
Via della Crocina, in “Dizionario di Volterra / II, La città e il territorio : strade – piazze – palazzi – chiese – ville e opere d’arte del volterrano”, a. 1997, ed. Pacini
P. FERRlNl, Perché si chiamano così: storia e curiosità delle strade cittadine, in “Volterra”, a. XVl. nn. 2-10, 1977;
P.FERRlNl, Volterra di strada in strada, Volterra Studio Tecnico 2G, 1983, pp. 48-49;
F. PORRETTI, Volterra magica e misteriosa, Pisa, Pacini, 1992, pp. 262 e 264-65;
L. FALCONCINI, Storia dell’antichissima città di Volterra, Scritta latinamente da Lodovico Falconcini e voltata in italiano dal Sac. Berardo Berardi, Firenze-Volterra 1876;
M. BATTlSTlNl, La Cappella della Madonna della Visitazione presso il Cimitero, in: Memorie storiche volterrane, Volterra, Tip. Carnieri, 1922, pp. 68-71;
A. ClNCI, Dall’archivio di Volterra. Memorie e documenti, Volterra, 1885;
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