di Volterracity

Come si gioca al pallone



Finito così un campionato, si fa per dire, di transizione, l’estate portò incertezze nel settore dirigenziale; molte polemiche sul passato, assemblea in ritardo, poi gli sportivi finirono per confermare ancora il precedente Consiglio direttivo tranne qualche modifica non di primo piano.

C’era da riportare a galla la squadra dopo un campionato piuttosto mediocre, mentre c’era il punto interrogativo circa la formazione dei due gironi della nuova Promozione.

Gli organi federali divisero la Toscana in due zone: il girone A comprensivo della fascia costiera, dalla Lunigiana all’Argentario, con qualche propaggine nelle province di Pistoia e di Firenze; il girone B basato sull’asse preferenziale Firenze-Siena-Arezzo. Naturalmente la Volterrana fu immessa nel primo scompartimento e fu giusto, anche se i viola erano così privati dei tradizionali derbies della Val d’Elsa con Colligiana e Poggibonsi.

La prima decisione del Consiglio riguardò Nencetti che non venne riconfermato, dato che l’opinione pubblica era ormai, nei suoi confronti, sulla posizione del “pollice verso”. In due anni e mezzo Nencetti aveva lavorato con indubbia serietà ma seguendo ostinatamente i suoi schemi e le sue idee, con risultati piuttosto deludenti. Con lui se ne andò il discusso Faltoni, mentre Riccardo Rossi passava al Ponsacco ed il ragazzo Favilli alla Lucchese, una bella soddisfazione per lui.

C’era bisogno di un trainer, quindi, e la scelta si dimostrò veramente felice ed oculata, anche perché era già nell’aria, da tempo. A dirigere la Volterrana fu così chiamato Alberto Lazzerìni, un nome di primo piano nel calcio regionale. Gli sportivi furono concordi con una unanimità quale forse mai si era registrata. Lazzerini era infatti nativo della nostra città anche se calcisticamente si era formato altrove: molte società toscane si erano avvalse del suo contributo, serio, appassionato, capace. Lazzerini in campo era mezza squadra, alfiere intramontabile del Cecina degli ultimi tempi. Stimato come avversario, Lazzerini fu accolto a a braccia aperte. 33 anni ma un fisico ed un cervello al cento per cento integro sul piano del rendimento, tanto che fu subito evidente la necessità di fruirne come allenatore-giocatore, sulla scia delle migliori tradizioni viola, da Saccone a Caramelli, da Del Medico a Tossio a Vettori.

Del resto la campagna acquisti fu risicata all’osso, basata per lo più su prestiti: dai giovani del Torino vennero gli attaccanti Quartararo e Tognozzi, dal Pisa il terzino Fatticcioni, mentre Matteucci fu prelevato nel Rosignano e Camedda nel Livorno; a loro furono uniti un gruppo di allievi viola. Ma l’acquisto più prezioso si rivelò (non c’erano dubbi) Lazzerini.

Alberto ebbe una squadra modesta, alla sua prima esperienza da allenatore, una squadra che non poteva fare grandi cose, che sembrava, anzi in predicato di retrocedere. Eppure egli seppe condurla, pur tra fasi alterne, al sesto posto, in zona di piena tranquillità, dando sempre l’esempio, battendosi come un leone ogni volta che scendeva in campo. Il girone di andata, dopo un inizio alterno, proseguì con una bella serie positiva e con risultati soddisfacenti: dalla batosta di Venturina in esordio al bel pareggio a Santa Croce (i biancorossi se la cavarono a stento su dubbio rigore in extremis), dalla sconfitta interna con il Fucecchio (ingiusto arbitraggio del romano De Meo) alla bella affermazione sul Pescia imbattuto capolista, dalla coraggiosa prova con il Castelnuovo (uno 0-2 ribaltato in parità in zona Cesarini) allo show personale di Lazzerini sul Borgo a Buggiano.

La prima parte del campionato ebbe anche i bagliori del dramma. Era il 9 gennaio 1977 e la comitiva viola era giunta alle porte di Follonica per la trasferta in programma. Su di un’auto viaggiavano Tofanelli, Di Marco, Dioguardi e Frassi. Improvvisa la tragedia; dall’altra corsia schizzò fuori un’utilitaria con a bordo due cacciatori di Piombino che stavano rientrando da una battuta. Lo scontro fu tremendo, i due piombinesi persero la vita, i quattro viola rimasero feriti, di Marco piuttosto gravemente.

Eppure, la Volterrana onorò il suo blasone nonostante tutto; scese in campo facendo esordire fra i pali il ragazzo Dioguardi che meno aveva patito nello scontro e lottò con un cuore grosso così, conquistando un meritato pareggio, fra gli applausi dello sportivissimo pubblico maremmano. E’ da ricordare che la società azzurra si comportò molto cavallerescamente e si disse disposta a rinviare la partita; l’arbitro contattò telefonicamente la “solita” Lega che non volle saper di rinvii. Si giocò quindi e fu bene così, poiché la Volterrana seppe dimostrare, una volta di più nelle avversità, di essere dotata di carattere e di grinta. Fu, 1’1-1 di Follonica, un risultato più gradito di qualsiasi vittoria in condizioni normali. Nel girone di ritorno però le cose cominciarono ad andare storte. Il grave incidente a Di Marco, che lo tenne a lungo lontano dal campo, ridusse ancora la penetratività di un attacco che già segnava con il contagocce, nonostante la validità del centrocampo guidato quasi sempre dall’insuperabile Lazzerini. In difesa (imperniata su Frassi e Fatticcioni ma bravi anche gli altri) le cose andavano meglio. Però spesso un gol si beccava e diventava una fatica in commensurabile risalire.

Gioco se ne macinava sì, ma i risultati erano modesti; molti pareggi, qualche striminzita vittoria portata sempre in fondo con il fiato grosso. Si andò verso un finale thrilling, con il rischio di retrocedere. Ma una volta di più tutti seppero rimboccarsi le maniche ed il campionato ebbe una svolta decisiva per la splendida vittoria che gettò nella polvere l’ambizioso Piombino, capolista spacca tutto. Al “Comunale”, in una giornata indimenticabile, la prova di carattere. dei viola conclusa dalla realizzazione di Quartararo, riaccese gli entusiasmi sopiti e la Volterrana proseguì alla grande, anche se dovette aspettare l’ultima giornata per togliersi lo sfizio della prima vittoria esterna, a Borgo a Buggiano.

Andò bene insomma e con merito; Lazzerini ed i suoi avevano fatto miracoli di bravura e di generosità, pur nei limiti della situazìone. Meno bene era andata invece in Coppa Italia, con i viola subito estromessi dal Rosignano. Questi i giocatori dell’annata, oltre Lazzerini: Frassi, Dioguardi, Fatticcioni, Tofanelli, Camedda, Pozzobon, Rossi I, Tognozzi, Nucci, Quartararo, Rossi II, Matteucci, Di Marco, Moretti, Grandoli, Lonzi e Pescucci. Ognuno si rese meritevole ma Lazzerini su tutti.